| Omelia (03-05-2026) |
| don Alberto Brignoli |
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Annunciare o servire? Meglio seguire... Per un cristiano, è più importante pregare o fare del bene? È più importante annunciare la Parola di Dio oppure aiutare il prossimo? Per dirla con Luca, negli Atti degli Apostoli di oggi, conta di più "dedicarci alla preghiera e al servizio della Parola" oppure "occuparci del servizio delle mense"? Io credo che questo perenne interrogativo tradisca pure un duplice pensiero che abbiamo su Gesù: di fronte alla sua persona, ci chiediamo se sia più giusto sottolinearne il suo carattere divino oppure la sua umanità. E in uguale maniera - tra l'altro mentre scrivo queste cose celebriamo la memoria liturgica del santo Dottore della Chiesa Atanasio, grande assertore della duplice natura del Cristo - ci sentiamo più "attratti" dall'una o dall'altra delle sue "nature": ci sentiamo cristiani più attenti alla dimensione dell'umano oppure più attratti dalla sfera del divino. Chi ha più ragione, all'interno della comunità dei credenti che è la Chiesa? Chi vive la fede in maniera più giusta? Coloro che si dedicano allo studio e all'annuncio della Parola o coloro che si preoccupano della carità? Gli "spirituali" o i "praticoni"? Per dirlo in riferimento alle due sorelle di Betania, "Maria" o "Marta"? La Chiesa primitiva aveva risolto questo dilemma in maniera profonda e seria. I Dodici, a Gerusalemme, avevano convocato il gruppo dei discepoli (una sorta di Consiglio Pastorale...) e avevano creato in modo immediato, pratico, due gruppi ecclesiali - oggi diremmo i catechisti e la Caritas - che si preoccupassero di questi aspetti, entrambi importanti. E l'autore della lettera di Pietro che abbiamo ascoltato nella seconda lettura "teorizza" questo tipo di scelta facendoci capire che tutti quanti concorriamo alla "costruzione di quell'edificio spirituale" che è la Chiesa; un edificio che ha bisogno di noi non come di freddi blocchi di marmo, ma come "pietre vive", che trovano il loro posto in questa costruzione nella misura in cui "si avvicinano a Cristo", pietra rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio per diventare "la pietra d'angolo" di questo edificio vivente. Quello che conta, allora, nella vita di fede, non è tanto "cosa" dobbiamo fare, se evangelizzare o fare opere di carità, ma "Chi" dobbiamo seguire, "a Chi" dobbiamo fare riferimento perché la nostra vita di fede abbia un senso. Per fare eccellenti opere di carità, non è necessario essere discepoli di Cristo; e paradossalmente, ci possono essere anche dei bravi evangelizzatori e catechisti, dotati di grande oratoria, che nella vita quotidiana sono tutt'altro che discepoli di Cristo. Non basta, quindi, dedicarsi all'una o all'altra attività per dirsi cristiani. Occorre qualcos'altro. Gesù oggi esordisce, nel Vangelo che abbiamo ascoltato, con queste parole: "Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me". L'evangelista Giovanni inserisce queste parole di Gesù all'interno dei discorsi dell'Ultima Cena, dove - pochi versetti prima - aveva descritto il tradimento di Giuda, l'annuncio da parte di Gesù della sua partenza da questo mondo, e l'annuncio molto realistico del tradimento di Pietro, istintivamente già pronto ad andare in croce con il suo Signore. Inutile dire che tutto questo aveva creato, nei suoi discepoli, un forte smarrimento, di fronte al quale Gesù sente il bisogno di ribadire loro che nella vita esiste un punto fermo: ed è il nostro rapporto con Dio, che nonostante tutto ciò che accade non ci abbandona, perché è un Padre e ama i suoi figli. Ci dice, in sostanza, che la vita è camminare verso Dio, è cercare lui, è stare uniti a lui come a una pietra fondamentale, perché solo lui riesce a dare senso al nostro esistere. Ma ciò che più conta, è che Gesù ci dà lo strumento per fare questo: ci dona se stesso come strumento per raggiungere il Padre. Oggi, quando dobbiamo intraprendere un viaggio, abbiamo molti problemi in meno, rispetto al passato: con tutti i sistemi di navigazione che abbiamo a portata di mano, è sufficiente indicare (anche solo a voce) l'indirizzo che dobbiamo raggiungere. e in un istante ci viene indicata la strada, la sua lunghezza, i tempi di percorrenza e anche il traffico o i blocchi stradali. Nonostante tutte queste comodità, non possiamo avere la certezza che seguire quella strada sia la scelta giusta. Non è sempre così vero che attraverso quella strada raggiungiamo comodamente la meta (pensiamo anche solo a quanti camion ogni anno si incastrano, regolarmente, nelle porte antiche delle Mura Venete di Bergamo Alta...); così come non è vero che in un viaggio perfettamente organizzato troviamo quel desiderio di riposo e di vita che abbiamo desiderato (se le quattro ore di viaggio per raggiungere le nostre belle coste italiane diventano dieci, sei delle quali passate in colonna... vi lascio dire che vita riposante!). Non sempre, quindi, la via che scegliamo corrisponde a verità, e ancor meno rappresenta una dose di vita! Perché, in fondo, così è la nostra esistenza: una via da intraprendere, a fatica, giorno dopo giorno, cercando di capirne la verità, ovvero la giustezza e la bontà delle scelte che facciamo lungo questo cammino, per giungere a una meta che sia, per noi, pienezza di vita. Se poi pensiamo alla nostra vita di credenti, sempre incerta sul da farsi, sempre "rotta a metà" fra preghiera e carità, fra annuncio della Parola e servizio ai poveri, identificare la via giusta e vera per essere discepoli di Cristo può comportare davvero uno spreco di tempo e di risorse che di tutto ci parla meno che di vita. Via, Verità e Vita: Gesù oggi ci dice che queste tre componenti del nostro cammino trovano in lui la piena realizzazione. È lui la strada per andare verso Dio; è lui l'unico punto di riferimento vero e sincero in un mondo fatto di menzogne, di ipocrisie e di meschinità; è lui la pienezza di quella vita che a volte cerchiamo in tante cose inutili, e purtroppo non la troviamo o troviamo solo in parte, o addirittura vi troviamo l'esatto contrario, ovvero disperazione e morte. Tra l'altro, Gesù non ci prende in giro, mostrandoci tutto ciò che ci circonda come meraviglioso e senza fatiche: ci parla di vita e dà senso alla nostra vita anche là dove tutto ci parla di morte. E lo fa' chiedendoci non solo di credere in lui, ma di credere nelle opere che compie, la più grande delle quali rimane senza dubbio la sua Resurrezione, quella vittoria sulla morte che dà senso alle nostre quotidiane battaglie per individuare la Via che conduce alla Verità. |