Omelia (03-05-2026)
padre Gian Franco Scarpitta
In Gesù, un Dio per la vita piena

Il Vangelo ci conduce a ritroso nel tempo, esattamente al discorso di commiato che Gesù fa ai suoi dopo la lavanda dei piedi e in prossimità dell'arresto per la condanna a morte. Avviene il contrario di quello che si verifica in casi estremi come questi: anziché i discepoli confortare Gesù, è lui che li rasserena. Tuttavia non in vitandoli alla rassegnazione, ma alla speranza. Nelle sue parole infatti vi sono due concetti fondamentali: i1)n lui abita tutta la divinità in pienezza; 2) questa divinità diventerà vita anche per loro. "Vado a prepararvi un posto...." Nella casa del Padre mio ci sono tanti posti e io vado a prepararvene uno. Come si sa, Gesù si riferisce alla sua partenza, o meglio del suo itinerario avente come tappa una morte brutale per la risurrezione. Annuncia che è giunta l'ora delle tenebre, nella quale il Figlio dell'Uomo è succube del maligno che ha già imperversato nell'animo di Giuda e che adesso tende a squalificare Gesù Figlio di Dio agli occhi del mondo. Essa è necessaria perché lui, dopo lo strazio affronti il sepolcro, per dare la vita. Già appena dopo la sua morte, Gesù, discende agli inferi a proclamare la salvezza e la resurrezione ai giusti che attendevano la sua venuta (1Pt 4, 6) e diventare così l'autore della vita. Con la sua resurrezione è avvenuta la "morte della croce"(Ciola) e il trionfo definitivo della vita sulla morte, alla quale sono destinati tutti coloro che credono e sperano in lui. Il "posto£ che Gesù prepara è quindi quello della vita e dell'eternità, della salvezza che vuole concedere a tutti coloro che si affidano a lui. Il posto che viene dato dalla morte e dalla resurrezione. Qual è la via per giungere a questa vita piena? E' Gesù stesso, Dio fatto uomo, che nelle sue parole e nelle sue opere si fa per noi via, cioè itinerario che conduce alla verità assoluta, che è il Padre. Poiché però Gesù è nel Padre e il Padre è in lui, anche Gesù stesso è la verità. Egli e il Padre infatti sono una cosa sola nello Spirito Santo. Lo Spirito realizza la comunione fra Gesù e il Padre ed è egli stesso Relazione e Amore fra i due. A sua volta egli è lo stesso Spirito che Gesù manderà a noi nel giorno di Pentecoste. Ancor prima Gesù aveva detto: "Chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie Colui che mi ha mandato"(Gv 13, 20). Colui che lui invierà è lo Spirito della verità, che condurrà tutti alla verità per intero che è il Padre. Radicarsi in essa, nella verità dei Tre vuol dire avere la vita, adesso e nell'eternità. Io sono la via, la verità e la vita, cioè per mezzo di me, in forza dello Spirito Santo si perviene al Padre, che è l'origine e il principio. La morte e resurrezione di Gesù diventerà la nostra vita trinitaria, poiché Dio Uno e Trino si farà interamente per noi come noi saremo per lui. Nella resurrezione del Figlio, operata dal Padre nello Spirito Santo, si ha la vita: si vive l'intensità dell'interazione con i Tre, se ne diventa partecipi su tutti i fronti, se ne godono i frutti di pace, di giustizia e di amore, se ne accentua l'esperienza in forza dei doni dello Spirito Santo in modo che viviamo intensamente la nostra appartenenza a Dio Amore, la cui vera identità è appunto data dalla comunione trinitaria.
. Gesù quindi consola i suoi discepoli rassicurandoli che quella che Gesù affronterà non è la morte, ma l'inizio della vita di tutti quanti loro. Non soltanto lui non se ne andrà, ma li chiamerà con sé a vivere per sempre, facendo della vita presente una piacevole avventura in attesa del traguardo guadagnato di eternità. Gesù deve affrontare la morte e ancor prima languire di dolore, ma questa tappa è irrinunciabile perché dal dolore si passi alla gioia. Dalla Pasqua nasce la vita, che si protrae in tutti le dimensioni e le tappe del futuro. Essi vivranno per sempre con lui e con il Padre. Lo Spirito Santo farà in modo che essi percepiscano sempre la presenza di Gesù, che sappiano attualizzarla e testimoniarla; lo Spirito infonderà loro il coraggio e l'intraprendenza decisionale, la franchezza e la spontaneità dell'annuncio e capiranno che Cristo, seppure nella forma invisibile, agisce sempre egli stesso in loro. In tutto questo renderanno gloria a Dio Padre.
Lo Spirito di Gesù risorto agisce dove vuole, in modo misterioso, ma a lui si deve anche l'organizzazione pratica della Chiesa, che nel racconto degli Atti degli apostoli (Prima Lettura) va sempre più consolidandosi e organizzandosi al suo interno. Lo Spirito, e con Questi anche il Cristo Risorto suggerisce la soluzione adeguata, in modo da vivificare anche l'organizzazione pratica della Chiesa, sanando le fratture e ricomponendo gli squilibri. Così avviene che gli apostoli, oberati di lavoro nel servizio alla Parola e impossibilitati a gestire la distribuzione degli alimenti nelle mense in modo equanime ed equilibrato, decidono di affidare tale ministero di diaconia a sette uomini di provata virtù. Su di essi pregano e impongono le mani e lo Spirito Santo li consacra alla diaconia, ossia al servizio umile e disinteressato. Lo Spirito disporrà poi i vari ruoli, i carismi che messi al servizio della comunità diventeranno ministeri. E soprattutto attualizzerà la presenza di Gesù, la renderà esplicita e frugifera per ciascuno, nella comunione e nella vita sacramentale. Inviterà ancora, nel ministero degli apostoli a guardare a Lui che è via, verità e vita affinché la vita sia sempre piena.
Se qualche pessimista (Montale) diceva che la morte si sconta vivendo, Goethe diceva che "la vita è l'infanzia della nostra immortalità", perché siamo protesi a valicare il tempo e destinati a vivere per sempre. La vita eterna comincia già adesso quando è associata alla verità e quando segue l'unica via possibile: Cristo che si identifica con entrambe.