Omelia (03-05-2026)
don Michele Cerutti
Non sia turbato il vostro cuore

Pagine piene di consolazione quelle che la liturgia ci propone e che sono illuminate da Pietro, il quale si esprime: Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione Santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.
Alla luce di questi versetti comprendiamo l'attenzione all'interno della comunità di Gerusalemme per l'assistenza alle vedove di lingua greca.
Tutto il popolo di Dio è rivestito delle parole che l'apostolo ci ha consegnato nella seconda lettura. Nasce in quel contesto la figura del diacono a servizio della carità.
Si constata l'attenzione della Chiesa per tutti.
Gesù si rivolge ai suoi e attraverso loro a noi tutti con parole piene di delicatezza. Quello che sentiamo rivolgere al Padre, nella preghiera sacerdotale, nel quale ci siamo tutti noi affidati perché nessuno vada perso.
In questo brano siamo nel contesto dell'Ultima Cena quindi prossime alle vicissitudini del Venerdì Santo e Gesù stesso subirà le percosse e la crocifissione, consegna ai suoi una espressione piena di consolazione: non sia turbato il vostro cuore.
Queste parole risuonano con forza anche oggi noi nel mezzo di tempi difficili per la storia dell'umanità e per quella personale. Guerre, difficoltà economiche, posti di lavoro che vengono meno e tutto quello che ognuno porta dentro.
Quella che viene affidata non è una consolazione di poco valore assolutamente perché si fonda sulla fede.
Il mondo ci offre una pacificazione interiore da ricercarsi con le tecniche di rilassamento e con quelli di retrospezione, mentre quelle che ci chiede Gesù è da ritrovare nella sua figura perché lui è Via, Verità e Vita.
Gli apostoli sono sicuramente confusi e per questo domandano, interpellano il Maestro perché non comprendono, ma Lui stesso indica loro nella sua persona la via sicura che ci conduce alla salvezza.
Le tecniche proposte dal New Age ci offrono la felicità momentanea, la tranquillità di un breve periodo, la via che è Cristo ha, invece, un orizzonte più ampio che è la vita eterna.
Egli lo dice è Via perché è la strada con il suo esempio in particolare, la Verità, perché illumina il percorso eliminando le ombre che incontriamo, la Vita, perché egli ci prepara un posto.
Forti di queste espressioni piene di incoraggiamento spetta a noi il compito di consolare il popolo di Dio.
Non ci sono notizie di cronache o personali che determinano la nostra fine.
Una donna, madre morta in odore di santità ci viene in aiuto: "Siamo nati e non moriremo più".
I suoi primi due figli, nati con gravi malformazioni, sono vissuti solo pochi minuti. Chiara ed Enrico, il marito, li hanno accolti come un dono, affermando che la loro breve vita era già compiuta perché nata per l'abbraccio eterno di Dio. Durante la terza gravidanza, a Chiara fu diagnosticato un carcinoma aggressivo alla lingua. Scelse di rimandare le cure più invasive per proteggere il figlio Francesco, permettendogli di nascere sano.
Nella lettera scritta per il primo compleanno di Francesco, Chiara lasciò quello che è considerato il suo testamento spirituale: «Qualsiasi cosa farai avrà senso solo se la vedrai in funzione della vita eterna».
Le parole del Vangelo di oggi non diventano vuote, ma carne che danno significato a vite che il mondo considererebbe inutili.
In mezzo alle difficoltà allora facciamole risuonare e il nemico, il diavolo, troverebbe una porta chiusa.