Omelia (26-04-2026)
padre Gian Franco Scarpitta
Non sfondiamo una Porta aperta

La liturgia di questa Domenica, incentrata sulla figura del Pastore e delle pecore, sembrerebbe non avere parte alcuna in merito alla tematica della Resurrezione di Gesù, se consideriamo il tema ricorrente delle apparizioni, del dubbio e della fede degli apostoli che ne consegue, che hanno caratterizzato le liturgie trascorse. A ben vedere però è proprio dalla Pasqua che scaturisce la figura del Pastore quale Gesù ci si propone adesso. Gli Atti degli Apostoli, al cap. 2 da cui è tratta ancora una volta la Prima Lettura, ci descrivono la testimonianza di Pentecoste apportata da Pietro e dagli altri apostoli, quando descrivono la resurrezione di Gesù quale reazione di Dio all'ostinata volontà dei Giudei di volerlo crocifisso: "Avete chiesto che vi fosse graziato un assassino e avete ucciso l'autore della vita... Ma Dio lo ha risuscitato e noi ne siamo testimoni." Pietro si fa apportatore di una testimonianza veritiera, anche perché suffragata dalle Scritture, in particolar modo da Davide, che previde la morte di Cristo e ne parlò. Ed ecco che subentra la conversione di 3000 persone che si pentono della miscredenza che ha le ha condotte ad approvare la morte di Gesù, si convertono e credono. Ed entrano nella Chiesa per mezzo del Battesimo conferito dagli apostoli. Esso è il battesimo "nel nome di Gesù", che però corrisponde a quello che Gesù stesso aveva raccomandato agli apostoli di amministrare: il Battesimo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo"(Mt 28, 19 - 20). Con questo sacramento, nel quale lo stesso Gesù opera con il concorso dello Spirito Santo per purificare e rigenerare, si viene inseriti nella Chiesa, l'Istituzione di salvezza che si fonda sugli apostoli, ma che lo stesso Cristo aveva fatto scaturire anche dal costato trafitto che effondeva sangue e acqua. Simboli appunto del Battesimo e dell'Eucarestia. E' nella Chiesa che Gesù Cristo continua ad operare dopo la sua morte e risurrezione per la salvezza di tutti, principalmente nel ministero degli apostoli che annunciano la sua resurrezione, raccontano le vicende di cui hanno fatto esperienza in prima persona e di cui sono stati testimoni oculari, chiamano in causa (come Pietro) le Scritture a testimonianza del loro messaggio e conseguentemente accolgono attorno a sé un numero di discepoli sempre più numeroso. Certo Gesù si manifesta anche per altre vie, come ad esempio nella natura o nel cuore dell'uomo; si manifesterà a Paolo nella via di Damasco facendo di lui un propugnatore della fede come prima ne era stato un assiduo persecutore; ma l'esperienza più completa e piò esaltante di Gesù si fa nella Chiesa, essa stessa Sacramento di salvezza, segno visibile della presenza invisibile di Cristo, come pure in ciascuno dei singoli sacramenti, nei quali Cristo stesso opera. Per quanto non sempre i suoi membri siano stati di vita trasparente ed esemplare, Cristo ravviva la sua presenza attiva nella Comunità dei battezzati, ai quali è vincolato in modo indissolubile e ci si propone come il Risorto che dona la vita a tutti.
Nel ministero visibile degli apostoli e dei loro successori Gesù Risorto si mostra Pastore, che cammina davanti al suo gregge per dirigerlo e orientarlo, senza tuttavia cessare di immedesimarsi egli stesso con le sue pecorelle e di premurarsi che non si disperdano fuori dall'ovile. Al contempo Gesù si mostra anche la porta, cioè la via di accesso senza la quale non si saprebbe da dove entrare, anzi non si conoscerebbe neppure di dover entrare.
Si discute non poco sull'interpretazione dei "briganti" che avrebbero preceduto Gesù e che non sarebbero entrati dalla porta dell'ovile. L'ipotesi più accreditata è che fossero coloro che usurpassero o approfittassero del gregge loro affidato per fare solamente i propri interessi. La demagogia, l'imporsi dell'autorità o del leader spirituale che solo apparentemente persegue gli obiettivi di benessere delle masse, mirando in realtà al proprio interesse, è appunto per questo un "usurpatore", che disperde il gregge confondendolo e semplicemente sfruttandolo per sé. Non entra dalla porta principale, cioè usa trasparenza e linearità, non incoraggia i suoi interlocutori ad entrare per la stessa porta. Entra dalla porta secondaria, scavando una breccia per sorprendere tutto ill gregge e allontanarlo. Ezechiele al cap 34 condanna severamente i profeti falsi e opportunisti, i millantatori e i profittatori. Anche Pietro denuncia i falsi maestri che sfruttano la gente con parole false (2Pt 2, 1 - 3) e anche Gesù parla in altri contesti di "lupi rapaci travestiti da pecore". Si tratta dei maestri ipocriti e presuntuosi, quali si verificavano già prima di Gesù ma che sorgono in ogni epoca e anche ai nostri giorni se fa esperienza, sia fuori che dentro la Chiesa. Oggigiorno è risaputo che anche nel cattolicesimo vi siano leader carismatici che si autoproclamano profeti, esaltando se stessi indipendentemente dal parere di un'autorità ecclesiastica, facili ad abbindolare turbe di popolo con predicazioni estatiche e subdole promesse, Non di rado ottengono anche la "copertura" di alcuni sacerdoti. Tutto per incantare i loro adepti con soggezioni psicologiche ai fini di potersi affermare e non di rado di trarre vantaggio economico.
Vanno però considerate anche le devianze e le incoerenze di chi distoglie l'attenzione dei fedeli con il cattivo esempio, perché è proprio l'assenza della testimonianza a fuorviare dal vero insegnamento di Gesù e a disorientare dalla fede.
Gesù comunque è lo stesso ieri, oggi e sempre e non va confuso con le dottrine varie e peregrine (Eb 13, 8 - 9). Il suo messaggio è unico e immutabile e altra intenzione non ha se non quella di condurci verso la vita e la salvezza. E' nella sua identità reale, nel suo vero messaggio, non contraffatto, che troviamo accesso alla verità, essendo egli stesso la Verità assoluta. Vanamente e con fatica spesso si cerca altrove ciò che facilmente troviamo in lui, Pastore Risorto. Cristo Pastore è la porta delle pecore ma spesso si sfonda una porta aperta. Quella appunto che lui apre per tutto il gregge e attraverso la quale si passa sempre, sebbene stretta (Lc 13, 259