Omelia (01-05-2026)
Missionari della Via


Il Vangelo di oggi ci parla dello stupore della gente che ascoltava Gesù. Questo stupore però non è quello dei bambini che si stupiscono con gioia delle cose nuove che si trovano davanti: è lo stupore misto a incredulità che non fa apprezzare le cose belle; è l'incredulità di coloro che ascoltano e vedono le opere di Dio ma, poiché non sono secondo i loro schemi e modi di pensare (della serie: si è sempre fatto così), non accolgono le novità di Dio. In una parola, è quel pregiudizio che spesso abita la nostra vita. C'è anche da comprendere che un pregiudizio iniziale, in certi casi, è quasi una forma di difesa. Ad esempio, può accadere che una persona sola, camminando in una strada buia, scorga in lontananza un gruppo di individui che fanno schiamazzo. La paura, in quel momento, può giocarle un brutto tiro: senza conoscere nulla di loro, immaginerà forse che siano ladri, persone violente, una minaccia incombente. Non perché lo siano davvero ma perché l'oscurità e la solitudine amplificano e deformano la realtà. Questo può essere anche un pregiudizio di difesa, ma se poi queste persone si rivelano innocue e forse anche affabili, il pregiudizio cade e viene rielaborato in un pensiero nuovo e positivo, o almeno così dovrebbe essere! Infatti questo secondo passaggio di rielaborazione spesso non avviene: c'è gente piena di pregiudizi che anche davanti a cose belle continua a chiamare male ciò che è bene e a chiamare bene ciò che male. Il Vangelo di oggi alla fine dice che Gesù non fece molti prodigi a causa della loro incredulità! Ci conceda il Signore un cuore nuovo e una mente libera da pregiudizi capace di accogliere le novità che Dio continuamente porta nella nostra vita.

«Gli abitanti di Nazaret conoscono Gesù, ma non lo riconoscono, perché possiamo conoscere varie cose di una persona, farci un'idea, affidarci a quello che ne dicono gli altri, magari ogni tanto incontrarla nel quartiere, ma tutto ciò non basta. E' un conoscere superficiale, È un rischio che corriamo tutti: pensiamo di sapere tanto di una persona, e il peggio è che la etichettiamo e la rinchiudiamo nei nostri pregiudizi. Quando facciamo prevalere la comodità dell'abitudine e la dittatura dei pregiudizi, è difficile aprirsi alla novità e lasciarsi stupire. Finisce che spesso dalla vita, dalle esperienze e perfino dalle persone cerchiamo solo conferme alle nostre idee e ai nostri schemi, per non dover mai fare la fatica di cambiare. Può succedere anche a noi credenti con Dio, a noi che pensiamo di conoscere Gesù, di sapere già tanto di Lui e che ci basti ripetere le cose di sempre. Ma questo non basta con Dio. Senza apertura alla novità e alle sorprese di Dio, senza stupore, la fede diventa una litania stanca che lentamente si spegne e diventa un'abitudine, un'abitudine sociale» (Papa Francesco).