| Omelia (30-04-2026) |
| Missionari della Via |
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Gesù ci ricorda che un servo non è più grande del suo padrone; e che saremo beati se metteremo in pratica quel che ci dice. Ciò significa che la via è quella che Gesù ha percorso e ci ha insegnato (e che è Lui stesso). Nello specifico, Gesù ha appena lavato i piedi ai suoi, indicando la strada: «anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni agli altri»¸ cioè dare la vita gli uni per gli altri, amandovi, servendovi, aiutandovi. Non c'è altra strada. Noi a volte vorremmo "essere più grandi": ad esempio, mentre Gesù ha mostrato la via del servizio, noi preferiamo quella del predominio; mentre Gesù ha lavato i piedi agli altri, noi preferiamo che siano gli altri a servirci e riverirci; mentre Gesù ha mostrato l'esempio di umiltà, noi preferiamo metterci sopra gli altri con l'arroganza; mentre Gesù ha insegnato la via della pazienza, noi preferiamo quella della pretesa immediata; mentre Gesù ha insegnato la via della sincerità, noi "quando abbisogna" preferiamo la menzogna; Gesù ha insegnato a porgere l'altra guancia, noi preferiamo rispondere colpo su colpo... Gli esempi si potrebbero moltiplicare. Tuttavia se ci fermiamo, e impariamo ad analizzare il nostro cuore, potremo renderci conto di una cosa: che è proprio vero quel che dice Gesù! Cioè, solo seguendo la sua via possiamo trovare la vera beatitudine, quella pienezza interiore che talvolta, per essere raggiunta, chiede di attraversare una lotta interiore. Sì, questa beatitudine è ben diversa dalla soddisfazione superficiale o dal piacere momentaneo che possono restituire certi atteggiamenti. È una pienezza interiore, una pace profonda che possiamo sperimentare non nel "sapere" queste cose ma nel metterle in pratica, nell'unione con il Signore, che si alimenta nell'agire in comunione con Lui, con i suoi sentimenti. Il messaggio è chiaro: il servizio reciproco, inteso come amore umile e concreto, è la via per la beatitudine vera. «L'eucaristia ci chiede apertura allo stupore per il dono di Dio. Dono che nell'eucaristia è il dono assolutamente non contraccambiabile: la vita del Figlio e la salvezza che Lui è e ci offre. L'eucaristia non ci pone davanti semplicemente il pane, ma il pane spezzato, non ci presenta semplicemente il vino, ma il vino versato. Ed entrambi sono segno del corpo donato, della vita donata di Gesù. Dividere il pane con i commensali è atto di con-divisione che crea unità. Dal pane spezzato e dal vino versato siamo dunque rinviati al corpo donato di Gesù. Un dono che può creare comunione. Ecco l'agire di Dio, ecco la verità di Dio in Gesù. Paolo ricorda le parole di Gesù pronunciate nella notte in cui veniva tradito: "Egli prese il pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò" (1Cor 11,24). Paradossalmente, è un atto di spezzamento, di divisione, di frazione (la fractio panis) che crea la comunione. I cristiani di Corinto, divisi nei loro particolarismi, posti di fronte al pane spezzato e al vino versato, cioè, come dice Gesù "al mio corpo che è per voi" (1Cor 11,24), possono vedere riflesse, rispecchiate e leggere le loro divisioni e le loro reciproche violenze nell'atto del Signore che spezza il proprio corpo e versa il proprio sangue donando la sua vita per amore e liberamente. E possono vedere come Gesù ha saputo trasformare la violenza contro di lui in un dono. E anche loro possono trarre forza di trasformazione della propria violenza in mitezza. Perché questa è la via di Dio per incontrare l'uomo. Questa la sua verità. Che si manifesterà pienamente nell'evento della morte di croce da cui sgorga la vita piena della resurrezione» (L.uciano Manicardi). |