| Omelia (26-04-2026) |
| don Andrea Varliero |
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Un giorno da lupo o cent'anni da pecora Domenica nel cuore della Pasqua, è la domenica del Buon Pastore. Sarebbe bello andare lungo gli argini del fiume e sostare a contemplare il pastore e il suo gregge, assaporare un'immagine bucolica e oleografica di un tempo che fu. Ma tradirei il Vangelo se mi fermassi lì, se pensassi al Buon Pastore come una cartolina nostalgica di un mondo passato. È forte, è forte il Pastore. Ha un qualcosa di politico, di profetico, di cura, di umano, di così solido che non immagino; conosce la forza e mai la declina come violenza. Il Buon Pastore non delega. Non ripete quello slogan vecchio: «Non è affar mio, non mi riguarda, mi è indifferente», ma «Mi prendo cura, mi riguarda, per me è differente». Di tutti si prende cura: della pecora grassa e della pecora magra, della sana e della malata, della pecora rimasta dentro e di quella uscita dal recinto. Nessuno gli è estraneo, neanche chi la pensa diversamente; ha avversari sì, ma non conosce nemici. Il Buon Pastore è una porta. Vivo un tempo in cui ho perso l'abitudine a leggere. Scorro lo schermo, ma non riesco più a leggere una pagina intera. Reagisco emotivamente ad una notizia, ma non elaboro un pensiero critico, né l'approfondisco. Accumulo una serie di informazioni, ma non le trasformo in conoscenza. Ho perduto l'abitudine alla complessità, palestra di intelligenza: preferisco il mio piccolo mondo di frasi fatte, il mio piccolo mondo di luoghi comuni, che mi difenda dalla complessità. Il Buon Pastore no: non è un recinto, non è un confine, non è una trincea, non è una barriera, non è neanche un limite. È la porta, è tutto ciò che da significato alla casa. Una porta che mai rintana dentro, apre al mondo fuori. Il Buon Pastore fa politica. Fa una politica immensa. Gli è stato detto che non dovrebbe occuparsi di ciò che non gli compete, dovrebbe rimanere dentro la sua sfera per non disturbare. Ma la pace, l'economia e la finanza, la violenza della vittima e del carnefice, la giustizia, il diritto e il dovere, la vita e la morte, il giardino della terra, il grido degli ultimi, il silenzio di chi non ha voce, il consumo e lo spreco, la negazione di una speranza, sono per Lui questione politica. Politica che disturba. Vivo un tempo in cui i più potenti politici mondiali hanno un'età che va dai settantacinque ai novant'anni, non è un mondo per giovani. Mi domando se a governare ci fosse un'età di maggiore primavera, forse ci si penserebbe più volte prima di minare equilibri di pace. Il Buon Pastore è giovane, indica un qualcosa di nuovo, porta primavera. Il Buon Pastore non conosce i partiti, non conosce le bandiere, non conosce le fazioni. Il Buon Pastore non è un uomo di partito, è un uomo politico. Il Buon Pastore suggerisce anche a me di essere come lui, un buon pastore. Ad aver fiducia dei doni immensi che sono stati seminati nella nostra umanità, nelle nostre competenze. Buoni pastori sicuri. A mostrarci per quello che siamo, con le nostre fragilità e le nostre ferite, senza maschere. Buoni pastori autentici. Capaci di ascoltare anche chi ha una visione della vita e del mondo diversa, camminando insieme. Buoni pastori capaci di ascolto. Chiari nelle parole, semplici e diretti, senza per questo essere aggressivi. Buoni pastori decisi. Uomini e donne che cercano di far combaciare le parole alle azioni, che cercano di essere quello che dicono. Buoni pastori coerenti. Che si prendono cura, capaci di relazioni di fiducia. Buoni pastori. Buoni pastori, tutti quanti. A cominciare dal nostro piccolo fazzoletto di potere, fosse anche solo il fornello di casa. Buoni pastori a cominciare dalle parole e dagli incontri. Buoni pastori che non tirano i remi in barca, ma si immergono completamente nel cuore del mondo. Buoni pastori che non fanno un passo indietro, che non arretrano davanti alla minaccia dei lupi; forti, senza essere violenti. Buoni pastori che conoscono la differenza tra essere autoritari ed essere autorevoli. Ecco, buoni pastori autorevoli: talmente appassionati da appassionare, la loro vita è diventata trasparenza, competenti e umani insieme. Ci chiediamo a volte se sia meglio un giorno da lupo o cent'anni da pecora: meglio, immensamente meglio, una vita da buoni pastori. |