Omelia (26-04-2026)
Omelie.org (bambini)


Il buon pastore
Egli chiama le sue pecore ciascuna per nome!

Carissimi Bambini,
Oggi Gesù per farci capire quanto ci vuole bene si paragona ad un buon pastore che cura le sue pecore e le conosce una per una.
Era facile al tempo di Gesù vedere un gregge, cioè un gruppo di pecore, che veniva guidato da un uomo, chiamato il pastore. I pastori facevano la vita delle pecore nel senso che stavano sempre con loro. La sera le portavano in dei recinti per essere sicuri che non si perdessero e anche per difenderle meglio da animali selvatici che avrebbero potuto aggredirle. Si poteva vedere il pastore far entrare le pecore una ad una nel recinto usando piccoli nomi che davano alle pecore per riconoscerle: Piccolina, Bianchina, Beniamina, etc. La mattina similmente il pastore le chiamava, esse riconoscevano che era lui ed uscivano dal recinto. Iniziava la loro giornata dietro il pastore che le portava nei posti dove si trovava più erba da mangiare. Fra il pastore e le pecore si stabiliva dunque una sorta di amicizia stretta e di grande fiducia.
Gesù usa questa immagine per dire che noi siamo come il suo gregge e che Lui, come un Buon Pastore, conosce uno per uno i nostri nomi e i nostri cuori. Come le pecore sanno riconoscere la voce del loro pastore e così escono dal recinto, così noi possiamo riconoscere la voce di Gesù che parla nel ‘recinto del nostro cuore' e seguirlo.
Quando noi seguiamo la sua voce siamo felici, altrimenti andiamo avanti insicuri con il pericolo di perderci.
Don Bosco aveva capito molto bene che se un giovane si sente amato e sente la voce del Buon Pastore può tirare fuori il meglio di sé. Un episodio famoso dimostra che questo è proprio vero. Siamo nel 1876. Don Bosco aveva iniziato ad andare a trovare i ragazzi di un carcere vicino Torino, nel quale erano rinchiusi circa 300 giovani. Alcuni avevano fatto dei reati, ma altri stavano lì solo per il fatto che qualche padrone che non li voleva al lavoro con sé, li considerava pericolanti, cioè in pericolo di fare qualche sciocchezza e solo per questo li faceva mettere in carcere.
Quei poveri giovani vivevano una vita molto triste e nessuno si interessava di loro. Don Bosco invece pensava che proprio loro avevano più bisogno di essere aiutati. Iniziò ad andare a trovarli, a fare catechismo e a giocare nel carcere insieme a loro. In poco tempo era diventato amico di tutti! Riuscì anche a proporre loro tre giorni di ritiro con tanto di confessione e di S. Messa.
Al termine di questi tre giorni don Bosco, vedendo che si erano comportati molto bene, ebbe una idea: "Chiederò il permesso di portare questi carcerati fuori per una bella gita di un intero giorno".
"Scapperanno tutti", rispose il direttore del carcere.
"Non credo che ci riuscirà, e comunque per fare una cosa di questo genere deve chiedere il permesso al Signor ministro!" Il direttore sperava di aver scoraggiato don Bosco. Invece il nostro Santo non si perse d'animo e si recò addirittura nell'ufficio del Ministro Rattazzi.
"Li porterò fuori io personalmente senza nessuna guardia, e se qualcuno dovesse mancare, andrò io in carcere al posto loro!", disse con sicurezza don Bosco. Il Ministro acconsentì a questa strana proposta e così arrivò il gran giorno della gita. I giovani carcerati erano finalmente liberi. Dietro al buon don Bosco partirono per la campagna intorno alla città. Don Bosco celebrò per loro la Santa Messa e poi tutti a giocare in riva al fiume più vicino. Fu una giornata indimenticabile. Intanto arrivava la sera e don Bosco doveva riportare tutti a casa. Iniziò a richiamarli e metterli in fila e piano piano si avviarono come un buon gregge sulla strada del carcere. All'arrivo ci fu un grande stupore delle guardie: Don Bosco li contò uno per uno e non ne mancava proprio nessuno!
Il Ministro si complimentò con don Bosco e chiese: "Perché lei riesce a fare queste cose e noi no?".
"Un prete ha una forza morale che lei non può capire, Signor Ministro". Rispose serenamente don Bosco.
In realtà attraverso la voce di don Bosco, quei giovani avevano compreso di essere voluti bene e avevano sentito un'altra voce: quella del buon Pastore. Si avverava quello che dice Gesù nel Vangelo: "Quando il pastore ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti ad esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce" (Gv 10,4).
Gesù è il nostro Buon Pastore, ed è bello seguirlo. Ci dà tanta pace e tanta gioia. Se lo seguiamo, anche noi trascorriamo giorni indimenticabili! Occorre saper riconoscere la sua voce. E quanto è bello vivere seguendo la sua voce. Ma come si fa a riconoscerla? ci sono tanti modi, ma l'importante è stare vicino al Buon Pastore per riconoscere più facilmente la sua voce.
Le pecore imparavano a riconoscere la voce del loro Pastore fin dal mattino, quando lo sentivano che le chiamava al pascolo; e poi la sera quando la sua voce le tranquillizzava e radunava prima di andare a dormire.
Un segreto per riconoscere la sua voce? La mattina, prima di uscire di casa, e la sera, prima di andare a dormire, raccogliamoci in preghiera. Impariamo a riconoscere la voce del nostro buon Pastore che cammina accanto a noi e parla nel nostro cuore!
Commento a cura di Dario Gervasi