| Omelia (26-04-2026) |
| diac. Vito Calella |
|
La guarigione ci viene da Gesù, Pastore e custode della nostra vita. Ogni domenica ci riuniamo per incentrare la nostra vita su Gesù Cristo, che è morto e risuscitato. Nel linguaggio simbolico dell'evangelista Giovanni, Gesù si identifica come la «porta» (cfr. Gv 10,7.9) dell'ovile e poi come il «pastore» (cfr. Gv 10,2-3). Il simbolismo della porta può rappresentare fedelmente il drammatico evento della morte in croce, vissuta da Gesù di Nazaret. La morte in croce fu il suo passaggio attraverso la «porta stretta» (cfr. Lc 13,24a). Il simbolismo del pastore che entra ed esce dalla porta, facendo udire la sua voce e conducendo le pecore, attente alla sua voce, verso buoni pascoli, può rappresentare Cristo Signore risuscitato, che «è venuto perché tutti abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza» (Gv 10,10). L'ovile sicuro dove le pecore trovano rifugio durante la notte può essere un'immagine simbolica della Chiesa, della nostra comunità cristiana, mentre l'ambiente esterno all'ovile, con i pascoli, può significare la realtà storica e culturale del mondo in cui viviamo, che noi, pecore, guidate da Gesù, vogliamo contribuire a trasformare secondo i valori del Regno di Dio, promuovendo rapporti di rispetto che garantiscano giustizia e pace. Il guardiano della porta nella parabola potrebbe significare Dio Padre, che ha voluto far passare il suo Figlio diletto attraverso la porta stretta della morte sulla croce come «l'Agnello immolato» dell'Apocalisse. Risuscitandolo con la potenza dello Spirito Santo, lo ha reso «pastore e custode delle anime nostre» (1 Pt 2,25b). La parola di Dio, attraverso la prima lettera di Pietro, ci invita a contemplare la «porta stretta» della morte di Gesù sulla croce come evento di guarigione: «Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti» (1 Pt 2,24). La vita piena e abbondante, promessa da Gesù, è un processo di guarigione per coloro che scelgono veramente di sentirsi come pecore al sicuro che seguono le orme di Gesù, pastore e custode della propria esistenza. Per realizzare questa guarigione, Gesù, il «Pastore bello e buono», ci offre continuamente i seguenti rimedi: il sacramento del perdono come rinnovamento del potere libertante del Battesimo, ricevuto una volta per tutte; la voce del Pastore, che rappresenta il dono della Parola di Dio ascoltata, pregata e meditata; l'esperienza della comunione offertaci attraverso la nostra appartenenza ecclesiale; Il pascolo, che può rappresentare il nutrimento dell'Eucaristia, capace di attivare in noi i doni e i frutti dello Spirito Santo, affinché possiamo testimoniare la reale possibilità di fraternità e di stare lontani da lupi, mercenari e ladri, che rappresentano le minacce di coloro che si lasciano guidare dal proprio egoismo. Il Sacramento del Perdono, come Rinnovamento di ciò che già abbiamo celebrato nel Battesimo Nei primi secoli della storia della Chiesa è emersa l'immensa grazia del sacramento del perdono, della confessione, della penitenza! Abbiamo la possibilità di confessare i nostri peccati, ricevere l'assoluzione e impegnarci in un cammino penitenziale di conversione con l'aiuto dello Spirito Santo. Al termine della predicazione di Pentecoste, Pietro, di fronte alla domanda dei fedeli: «Fratelli, che cosa dobbiamo fare?» (At 2,37b), rispose: «Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo. La promessa infatti è per voi e per i vostri figli, e per tutti coloro che sono lontani, per tutti quelli che il Signore, il nostro Dio, chiamerà» (At 2,38-39). La nostra liberazione dal potere e dalle insidie del peccato originale (consistente nell'esaltazione del nostro egoismo e della nostra libertà, che non vuole confrontarsi con l'albero della vita della Parola di Dio nel decidere ciò che è bene e ciò che è male) ci è stata garantita quando abbiamo avuto la grazia di celebrare il Battesimo. Attraverso il Battesimo siamo chiamati a una vita nuova, guidati dallo Spirito Santo, per costruire relazioni di gratuità e rispetto con noi stessi, con gli altri e con tutte le creature della natura, perché siamo tutti «uno in Cristo» e per mezzo di Lui riacquistiamo la nostra dignità di figli amati di Dio Padre, abbracciati dalla sua misericordia e fedeltà. Tuttavia, la radice del male non scompare dentro di noi. Registriamo tutto ciò che accade nella nostra vita, sia nel bene che nel male, e viviamo relazioni malsane determinate dalle esperienze negative di conflitti relazionali, traumi, dolore, ingiustizie e dalle conseguenze negative del consegnare la nostra esistenza all'idolatria del denaro, del sapere scientifico disgiunto dalla fede, dell'individualismo basato sul piacere egoistico e sul consumismo sfrenato. Perciò, nei primi secoli della storia della Chiesa, si è presentata l'opportunità di celebrare il sacramento del perdono come una vera occasione di guarigione offerta da Gesù, «pastore e custode della nostra vita». I primi Padri della Chiesa affermavano che il sacramento della riconciliazione è come rinnovare la forza salvifica del nostro Battesimo. Ricordando il nostro Battesimo, rimaniamo vivi e vigili nel nostro atteggiamento di conversione, senza perdere l'occasione di celebrare frequentemente il sacramento del perdono! Il dono della Parola di Dio simboleggiato dalla «voce del Pastore» La seconda grande opportunità per guarire le nostre ferite è l'efficacia dell'ascolto della Parola di Dio, del meditarla, dell'esperienza di un vero incontro di preghiera con ogni testo biblico, dando particolare valore ai libri del Nuovo Testamento. È molto positivo percepire la trasformazione che genera in noi l'esperienza di custodire la sapienza e la luce della Parola di Dio nei nostri cuori e nelle nostre menti, perché al momento opportuno lo Spirito Santo illuminerà la nostra capacità di discernere e di decidere, tenendo conto degli insegnamenti contenuti nelle Sacre Scritture. Questa esperienza può essere vissuta individualmente; ma è molto più significativa quando è condivisa nella comunità, perché vogliamo essere pecore dello stesso gregge. L'esperienza della comunione ecclesiale, attraverso il dono dell'appartenenza a una comunità La terza opportunità per guarire le nostre ferite ci viene offerta quando decidiamo di non essere «pecore erranti» (1Pt 2,25a), disconnesse, separate, disperse. Molti cristiani oggi sono "non frequentanti la Chiesa", cioè preferiscono vivere una fede individuale, alimentata dalle scelte dei propri influencer sui social media, senza alcun impegno di fedeltà a un'effettiva appartenenza a una comunità cristiana, a un gruppo pastorale, a un gruppo di studio biblico o a un movimento ecclesiale. Chi decide di camminare da solo, senza apprezzare il dono dell'appartenenza a un gregge, alla Chiesa, perde molte opportunità di crescita e di rafforzamento della propria esperienza di fede e della propria condotta morale, secondo la volontà di Dio trasmessa dagli insegnamenti del Magistero della Chiesa. Il centro unificante della nostra esperienza ecclesiale è l'Eucaristia! Il pascolo dell'Eucaristia L'immagine del pastore che conduce le sue pecore fuori dall'ovile perché trovino il pascolo migliore si trova nel Vangelo di questa domenica e riecheggia meravigliosamente nella preghiera del Salmo 22. Il pascolo è il cibo essenziale delle pecore. Il cibo essenziale dei cristiani è l'Eucaristia! Non è strano associare l'immagine simbolica del pascolo all'immenso dono del cibo eucaristico, dove Gesù stesso, morto e risuscitato, si offre a noi con il suo Corpo e il suo Sangue, affinché, nutriti da questo cibo sacro, possiamo attivare in noi i doni e i frutti dello Spirito Santo e la realtà in cui viviamo possa essere rinnovata con azioni che rivelano la gratuità dell'amore divino. Lupi, mercenari, ladri minacceranno sempre la sfida di realizzare il Regno di Dio nella storia dell'umanità, perché viviamo in un'epoca in cui ci sono persone che promuovono guerre, polarizzazioni, conflitti, mancanza di rispetto per la natura, ingiustizie. Anche mentre attraversiamo queste valli oscure della nostra storia umana, desideriamo essere guariti da Gesù Cristo, che è morto e risuscitato, «pastore e custode della nostra vita». |