| Omelia (22-04-2026) |
| Missionari della Via |
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Gesù continua a portarci dentro il mistero della sua persona e di ciò che ci dona la relazione con Lui: la vita eterna. E non in un futuro lontano o solo dopo la morte, ma già qui ed ora. La vita eterna inizia già nel presente; è la vita stessa di Dio, effusa nei nostri cuori per mezzo del battesimo, che ci permette di amare, e dunque di "vivere" in pienezza, per sempre. Gesù non respinge chi viene a Lui, ma lo accoglie con amore, mostrando che Dio è un padre tenerissimo che desidera la pienezza della vita per ciascuno dei suoi figli e figlie. Qui trova sicurezza il nostro povero cuore, spesso intimorito dinanzi al futuro incerto, spesso spaventato davanti a ciò che ci minaccia, spesso piagato e ferito di fronte alla perdita di persone care: nella certezza - che si alimenta nella relazione con il Signore - che la nostra vita è custodita nelle sue mani. La vera sicurezza non risiede nelle conquiste terrene, fragili e transitorie, nei successi, nella prosperità economica o nella buona condizione di salute fisica, ma nel mettere la propria esistenza nelle mani di Gesù, che ci guida verso l'eternità. In questo senso, l'Eucaristia è considerata "pegno della gloria futura": «Se l'Eucaristia è il memoriale della Pasqua del Signore, se mediante la nostra Comunione all'altare veniamo ricolmati "di ogni grazia e benedizione del cielo", l'Eucaristia è pure anticipazione della gloria del cielo» (CCC 1402). Rimettiamoci dunque nelle mani del Signore, specialmente nel momento in cui, in bocca o sulle mani, riceviamo Lui, che si fa piccolo per amore nostro, per comunicarci la sua vita e donarci un anticipo della gloria futura presso di Lui, unendoci già da ora alla Chiesa del Cielo, alla Santa Vergine Maria e a tutti i Santi. «Quanto ci impegniamo per assicurarci le sicurezze terrene! Spesso, poi, scopriamo che sono molto fragili. Quello che abbiamo raggiunto con tanto sacrificio si può perdere per un colpo di sfortuna e, il che è peggio, noi stessi possiamo crollare quando vediamo svanire nel nulla tutto ciò che ci è costato tanta fatica. Gesù non vuole che ci perdiamo d'animo di fronte alle traversie della vita. Per questo sta nell'Eucaristia, per fare riposare il nostro cuore in Lui e tenerlo al sicuro, con lo sguardo rivolto verso il cielo mentre camminiamo sulla terra. La Chiesa chiama l'Eucaristia "pegno della gloria futura" (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n.1402). Gesù stesso si impegna, per così dire, ad aprirci la porta del cielo se lo abbiamo ricevuto con devozione nel corso della nostra vita. E, in fin dei conti, è proprio questo quello che conta davvero: tutto il resto, il successo, il fallimento, il cambio dei programmi, ecc., è relativo. Nell'Eucaristia, invece, c'è la vita eterna» (R. Valdé, Opus Dei). «Ti rendi conto che Gesù è lì nel tabernacolo espressamente per te - solo per te? Brucia con il desiderio di entrare nel tuo cuore... non ascoltare il demonio, ridi di lui e vai senza paura a ricevere il Gesù della pace e dell'amore...» (Santa Teresa di Lisieux). |