| Omelia (24-04-2026) |
| Casa di Preghiera San Biagio FMA |
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Commento su Gv 6, 52-59 Come vivere questa Parola? Che cosa ci dà vita? Che cosa la nutre, la alimenta, la fonda e la infonde? Anche quando non la tematizziamo esplicitamente, questa domanda, come una vibrazione di fondo che ci spinge a tante scelte, piccole e grandi, è presente nella nostra vita. Siamo oggi di fronte alla conclusione del discorso di Gesù sul Pane, dopo il gesto della condivisione dei pani sulle rive del lago di Galilea. Gesù, incompreso, dice di se stesso di essere Pane, Vita, Inviato del Padre. Ci ricorda che noi diventiamo ciò di cui ci nutriamo, ciò che alimenta mente, cuore, sensi, affetti diventa la nostra casa, il luogo nel quale rimaniamo. Diventa anche legame e relazioni. L'Eucarestia è vita, perché è casa. Alcuni chiamano così il luogo in cui si rimane. È appartenenza, perché è il tempo trascorso con qualcuno che dà forma a quel che siamo. Qui Gesù non parla di magie o poteri speciali, ma dell'umanissima esperienza di divenire simili a ciò che per noi è importante, simili a ciò a cui noi diamo valore e significato. Simili a ciò cui noi scegliamo di voler bene. Perché in fondo non si tratta di avere una vita oppure no, ma di quale vita avere.
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