Omelia (16-04-2026)
Casa di Preghiera San Biagio FMA
Commento su Gv 3, 31-36

Come vivere questa Parola?

Si delinea una chiara divisione tra quello che appartiene alla terra e quello che appartiene al cielo. Noi apparteniamo alla terra, siamo stati creati dalla terra, portiamo i limiti insuperabili dell'essere creati. Non possiamo sapere tutto, né possiamo fare tutto. Nonostante i progressi stupefacenti dell'umanità, ci muoviamo all'interno di ciò che la natura umana permette. È per questo che sentiamo sempre un particolare desiderio di "un di più". Chi viene dal cielo invece che non è costretto dai nostri limiti, e l'idea di abitare il cielo ci dà un senso di libertà, di leggerezza. Eppure non esiste un cielo senza terra. Entrambi sono parte di un sistema in cui uno è parte dell'altro. L' uomo viene dalla terra e porta in sé il desiderio di liberarsi dal suo peso e appartenere al cielo e Dio, nel guardarlo, sente il desiderio di averlo con sé al punto da mandare Gesù, colui che unisce il cielo e la terra. Vivere come Lui, il testimone del Padre, vuol dire portare la terra nel cielo, fare del cielo e della terra una cosa sola.


Chiedo al Maestro di farmi comprendere sia che cosa mi fa sentire appartenente alla terra sia che cosa mi ricorda il mio legame con il cielo.


La voce di uno scrittore.

"Cercate di conservare sempre un lembo di cielo sopra la vostra vita".

Marcel Proust


suor Emilia Di Massimo - [email protected]