Omelia (19-04-2026)
don Andrea Varliero
Una Emmaus a cui ritornare

«Emmaus»: dove si trova? Sappiamo bene dove si trova, c'è sempre stata una Emmaus verso cui dirigerci lungo la strada della Storia. Potremmo ridirla come Caporetto, Mariupol, Hiroshima, Gaza, Waterloo, San Pietroburgo. Luoghi dove la sconfitta brucia, dove rimangono unicamente macerie e disastro, rovine di morte. Tornare ad Emmaus col volto grigio, con tutto il fallimento nel cuore, con tutta la delusione di una vita, con tutta la consapevolezza di aver puntato sulla carta sbagliata. Macerie, disastro, perdita, sopravvivenza, fuggire. Fuggiaschi, con la paura come un nodo in gola e l'anima morta, la speranza crocifissa come la peggiore delle bestemmie. Delusi.
Due sono quei fuggiaschi. Uno porta un nome, Cleopa, ma l'altro come si chiama? Forse sono due amici, forse due fratelli, forse sono un uomo e una donna, forse sono una coppia, forse un padre e un figlio, forse una madre e un figlio, sicuramente sono principio di comunità. Camminano insieme, hanno il coraggio di condividere il dolore, di farne la più potente delle medicine, di farne parola.
Accanto a loro si affianca un estraneo, quasi senza volto, senza nessuna storia. Non pretende, non si impone, semplicemente cammina con loro. Che cosa vi è successo? Perché quei volti lividi, perché queste parole impastate di rabbia e di dolore? Quello straniero deve essere un medico, uno che conosce profondamente l'umanità. Non ha la ricetta pronta, non sentenzia, ma rielabora insieme, insieme con loro rimastica la vita. Soprattutto, cammina con loro. E offre una prospettiva diversa, un modo altro di percepire il mondo, la guerra, la paura, la morte, la croce, il fallimento, la delusione.
Rileggono insieme. «Bisognava»: abbiamo intonato il cristianesimo come un dovere continuo, un estenuante dovere mai pienamente realizzato, una caduta sempre in agguato. Ma l'unico dovere lo conosce unicamente Dio: il dovere dell'amore è stare con chi si ama. Dio non si deve, non si merita: si accoglie, come l'amico rimasto lontano da troppo tempo.
«Resta con noi, si fa sera». Ringrazio quei due, li ringrazio per quel cuore accogliente. Ringrazio perché si sono fermati e hanno aggiunto un posto a tavola. Ringrazio perché hanno avuto il coraggio di desiderare che anche Lui si fermasse, che come tutti gli altri non andasse oltre. Fanno casa insieme. Piccole cose: un tavolo, tre sedie, una tovaglia, una brocca di vino, un po' di pane. Nelle piccole cose di ogni giorno vi è un qualcosa di immenso, vi è un segreto che ci salva. «Resta con noi»: voglio ripetermela questa frase, voglio tenerla con me; non andare oltre, non voglio perderti. «Resta con noi, si fa sera».
È la più bella tra le Eucarestie, è la più viva tra le Messe: la stiamo vivendo ancora adesso, tutti noi, qui, ora. Quando rileggiamo insieme la nostra vita alla luce della sua Parola, quando diciamo resta qui con noi, quando spezziamo il pane, stiamo ritornando sempre a quella sera di Pasqua, a quella sera di Emmaus.
«Non ci ardeva forse il cuore?»: un cuore acceso, una vita illuminata, una passione viva, una felice intuizione. Un innamoramento che riaccenda i volti e i giorni. Dicono che quello che stiamo vivendo sia il tempo delle passioni tristi, che stiamo continuando a educare nuove generazioni alle passioni tristi, fatte di asticelle sempre più alte, impossibili, di solitudini esasperate, di competizione aggressiva. Per un futuro cupo, violento, incapace di desiderio. Esiste una passione forte, esiste un cuore ardente, me lo indica oggi il Vangelo: è la gioia del fare disinteressato; è il gusto di vivere cose inutili, e perciò necessarie; è il piacere di coltivare i propri talenti senza fini immediati; è il tornare a respirare, a desiderare, è il non consumare niente e nessuno, ma tenere accesa la lampada dell'accoglienza. Scriveva un poeta: «Ciò che sai amare, rimane. Il resto è scoria. Ciò che tu sai amare non sarà strappato da te. Ciò che tu sai amare è il tuo vero retaggio».
Ringrazio quel pellegrino. Perché comprendo cosa significhi una vita appassionata. Perché ancora una volta il cuore ripete: Resta con noi, si fa sera.