| Omelia (19-04-2026) |
| padre Gian Franco Scarpitta |
|
E' risorto dai morti, ma non è solo una news Sarà in effetti dopo la Pentecoste che gli apostoli saranno rivestiti di Spirito Santo per esercitare con coraggio e coerenza la loro missione di annuncio di Gesù Risorto. Lo si evince dal discorso di Pietro di cui alla Prima Lettura, che segue appunto al fenomeno singolare e unico della discesa dello Spirito su di lui e sui compagni radunati nel cenacolo. Lo Spirito, come promesso da Gesù Risorto, darà agli apostoli la dottrina, la verità da annunciare e al contempo anche il coraggio, la forza, la costanza per portare a termine la loro missione. Prima di tutto questo però devono un po' alla volta entrare nella realtà di fatto della resurrezione di Gesù devono cioè credervi ma anche farla propria, assimilarla e interiorizzarla per poi diventarne testimoni. Devono in un certo qual modo convincersi. Più di una volta abbiamo riflettuto sul fatto che la fede precede sempre la conversione, anche in ogni singolo atto o nelle piccole circostanze; ebbene anche la fede nella resurrezione di Gesù dev'essere preceduta in un certo qual modo dalla convinzione, dalla presa di coscienza, dall'apertura di cuore,, quindi dalla conversione interiore che conduce all'accoglienza libera e disinvolta. E' proprio vero che, anche nelle eventualità del nostro presente, un'apparizione angelica o un miracolo o una visione cambierebbe la nostra vita? E' assodato che ci ispirerebbe la fede, e anche qualora questo si realizzasse, darebbe una fede identica, matura, incrollabile? Sempre Luca, trattando lo stesso tema su un altro argomento, ci illustrano che "Se (coloro che sono in vita) non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neppure neanche se uno risorgesse dai morti" (Lc 16 30 - 31). Neppure fatti sconvolgenti e straordinari possono mai condurci a credere se non vi sia prima la "conversione", anche nelle circostanze minime che riguardano lo spirito. Certo che Gesù appaia può aiutarci nella fede, ma occorre anche che noi si faccia un balzo davanti. Cioè che il cuore aderisca, si apra liberamente, realizzandosi in noi la gioia del trasporto radicale verso il Signore che da' la vita, ma che poi si fa' anche vita per noi. La conversione che produce la fede si realizza nell'umiltà; essa suscita e motiva l'ascolto, induce all'attenzione, quindi all'accoglienza conscia e deliberata. E la fede ha la conseguenza di interessare il vissuto e di imprimere sempre più nell'esperienza. Facciamoci caso: lo stesso evangelista Luca, autore sia degli Atti degli Apostoli che dell'omonimo Vangelo, descrive come non siano sufficienti neppure le apparizioni di Gesù perché i discepoli si persuadano. O meglio, esse avranno certamente lo scopo glorioso di infondere in questi uomini, attoniti e stupiti, il dono più grande della loro fede, ma c'è sempre all'origine un processo, breve o lungo, per il quale devono apportare prima un cambiamento decisivo: un processo appunto di assimilazione, di immedesimazione, di conversione. Gli apostoli, quando vedono il Signore, anche se non immediatamente, sono certamente convinti dalla sua visione inaspettata, ma Gesù stesso li invita al confronto con le Scritture e con quanto queste dicevano di lui, perché la conversione vera e radicata si realizza non senza l'ascolto e la meditazione della Parola. Paolo, e anche gli altri apostoli nella prassi, insegneranno anche che la fede deriva dall'annuncio, ma anche questo chiama sempre in causa la Parola di Dio e la Scrittura. Come nel caso esposto adesso negli Atti degli Apostoli, nel quale Pietro annuncia che Gesù è risorto facendo riferimento alla figura del patriarca Davide che ne aveva previsto l'Evento. L'annuncio, accompagnato dalla testimonianza e rafforzato dalla Parola, conduce alla conversione e da questa alla fede. A condizione però che in chi lo riceve vi sia l'umiltà, l'apertura del cuore, la sensibilità all'ascolto e all'auto coinvolgimento. Cos'era successo ai due discepoli che, abbandonata Gerusalemme, stavano facendo ritorno a casa loro sulla via di Emmaus? I loro occhi erano impediti nel vedere in quello sconosciuto che li avvicinava il Signore. Gli raccontavano della loro delusione e ancor prima della loro illusione che questo Gesù, finito brutalmente in croce, fosse colui che liberasse Israele in senso politico e amministrativo, ma hanno dovuto arrendersi all'evidenza del suo fallimento. Non hanno creduto al racconto delle donne che si sono recate di buon ora al sepolcro hanno avuto una rivelazione sulla sua resurrezione. La testimonianza delle donne del resto non era ritenuta attendibile in epoca giudaica. Non credevano insomma perché la loro mentalità era sempre stata di matrice pratica e nazionalistica (speravamo che questo Gesù liberasse Israele). Gesù in incognito cammina con loro facendo loro notare che se avessero umilmente scrutato le Scritture che a lui si riferivano, se avessero considerato la profondità della Paola di Dio che penetra come spada a doppio taglio ispirando la fiducia e la verità (Eb 4, 12), questo sarebbe stato già sufficiente a convincerli. Nella Parola agisce lo Spirito, che rinnova, ispira e induce alla conoscenza della verità. La Parola poi è quella Incarnata, Gesù stesso che aveva già parlato di sé approfondendo fatti e antefatti del suo mistero. Adesso, Gesù Parola del Dio vivo, li illuminava sulle Scritture ed essi si sentivano ardere il cuore man mano che quell'ignoto (per loro) personaggio discettava su tale argomento. Appunto il cuore doveva essere il luogo in cui la Parola si depositasse recando frutto e dal cuore doveva partire ogni domanda e da esso occorre sempre lasciarsi interpellare. Gesù si ferma poi a casa loro, spezza il pane e loro lo riconoscono. Credono, ma lo mettono subito a raffronto con la spiegazione della Scrittura che Questi aveva loro esplicitato. Ora di questa ne vedono il compimento pieno di questa Scrittura, si convertono credono. Quindi ripercorrono tutti i chilometri camminati poco prima per dare l'annuncio ai fratelli. Lo abbiamo visto, ha cenato con noi, ci ha parlato delle Scritture. Ci ha avvinti e sedotti nel suo fascino, quindi ora possiamo testimoniare. Quando Pietro racconterà di aver visto Gesù sul monte mentre le sue vesti diventavano candide come la neve, rassicurerà tutti i suoi interlocutori di non essere stato vittima di allucinazioni o di fantasiosi racconti di periferia, né di aver dato credito a leggende. Acconterà di aver visto egli stesso l'Evento di Gesù Figlio di Dio, preannunciato da Mose ed Elia. In lui, come in tutti i discepoli la fede nel Risorto però sarà radicale e consolidata al punto da saper affrontare ogni sfida. La resurrezione di Gesù non deve lasciare la tomba vuota là dove sta (Hass); deve diventare la nostra risurrezione e, poiché Pasqua significa passaggio, deve suscitare davvero in noi il passaggio dalla contristazione alla gioia, dalla morte alla vita piena. Occorre accogliere il messaggio del Risorto annunciato dagli Apostoli, di cui oggi sono depositari anche i Vangeli. Tale annuncio però non è una news di cronaca comunicata da un telegiornale, di fronte alla quale al massimo si può fare un commento fugace. E' un annuncio di salvezza e di vita, che per incidere radicalmente nella nostra vita va accolto con intensità e partecipazione. Con l'umile disposizione del cuore alla conversione che conduce alla fede. |