Omelia (17-04-2026)
Missionari della Via


Iniziamo oggi la meditazione sul sesto capitolo di Giovanni, che parte dal segno della moltiplicazione dei pani e ci conduce al suo profondo significato: l'eucaristia. I pani e i pesci diventano simboli di Gesù stesso, il vero pane che nutre le anime. Quando Gesù dice: «Io sono il pane della vita» (Gv 6,35), ci invita a nutrirci di Lui non solo in senso fisico, ma anche spirituale. Il pane che distribuisce alla folla è segno di un nutrimento che va oltre la fame materiale; è un segno della vita eterna che Lui offre a chi lo segue. I dodici cesti di avanzi simboleggiano l'abbondanza della grazia di Dio, che non è mai insufficiente, ma sempre in abbondanza per tutti. Eppure, dinanzi ad un segno così importante, stupisce la reazione della folla. La folla, dopo il miracolo, riconosce Gesù come il «profeta che deve venire», ma il suo desiderio è essenzialmente materiale. Vogliono fare di Gesù un re terreno, un liberatore politico; l'hanno ridotto a uno che soddisfa i loro bisogni immediati. Ecco perché Gesù si ritira, perché rifiuta tutto ciò; sa che il suo regno non è di questo mondo. Egli non porta facili risoluzioni ma profonde liberazioni che coinvolgono la libertà e chiedono l'esercizio della responsabilità. Questo ci invita a riflettere su come a volte cerchiamo di limitare Gesù e la sua missione a quello che ci sembra più urgente o vantaggioso per noi nel momento presente. È normale cercare il Signore nelle difficoltà materiali e nelle necessità quotidiane; ma se ci limitassimo a questo, lo cercheremmo per troppo poco. Gesù ci invita a guardare oltre le nostre necessità immediate e a desiderare una salvezza più profonda. E io per cosa lo cerco?

«La gente aveva assistito al prodigio della moltiplicazione dei pani, ma non aveva colto il significato di quel gesto: si era fermata al miracolo esteriore, si era fermata al pane materiale... Ecco allora una prima domanda che possiamo farci tutti noi: perché cerchiamo il Signore? Perché cerco io il Signore? Quali sono le motivazioni della mia fede, della nostra fede? Abbiamo bisogno di discernere questo, perché tra le tante tentazioni... ce n'è una che potremmo chiamare tentazione idolatrica. È quella che ci spinge a cercare Dio a nostro uso e consumo, per risolvere i problemi, per avere grazie a Lui quello che da soli non riusciamo a ottenere, per interesse. Ma in questo modo la fede rimane superficiale e anche - mi permetto la parola - la fede rimane miracolistica: cerchiamo Dio per sfamarci e poi ci dimentichiamo di Lui quando siamo sazi. Al centro di questa fede immatura non c'è Dio, ci sono i nostri bisogni. Penso ai nostri interessi, tante cose... È giusto presentare al cuore di Dio le nostre necessità, ma il Signore, che agisce ben oltre le nostre attese, desidera vivere con noi anzitutto una relazione d'amore. E l'amore vero è disinteressato, è gratuito: non si ama per ricevere un favore in cambio! Questo è interesse; e tante volte nella vita noi siamo interessati»
(papa Francesco).