Omelia (12-04-2026)
don Alberto Brignoli
E se non fosse Dio?

Chi ha mai detto che avere dubbi di fede sia sintomo di poca fede? Personalmente, ho sempre apprezzato coloro che di fronte a una realtà così misteriosa e affascinante come l'Assoluto si sono posti degli interrogativi, perché è certamente segno di un desiderio di andare alla ricerca di qualcosa di più. E non parlo di filosofi, scienziati o pensatori "laici": parlo dei credenti di ogni religione, e in modo particolare dei grandi santi della nostra tradizione cristiana, pochi dei quali possono vantare una vita spirituale priva di ombre, di incertezze, di dubbi e anche di incoerenze.
Da Pietro, che non riesce a seguire il Maestro sulle acque perché dubita della sua presenza, fino a giungere a Madre Teresa di Calcutta, che nei suoi scritti si definisce spesso in uno stato di "notte perenne" rispetto a Dio, passando attraverso le esperienze drammatiche della spiritualità dell'angoscia di Giovanni della Croce, di Teresa d'Avila, dello stesso Francesco d'Assisi... Figuriamoci, dunque, se sia corretto dare dell'ateo o del miscredente a Tommaso, solo perché ha voluto vederci chiaro di fronte al Maestro, morto in croce, ma che tutti affermavano aver visto nuovamente in vita! Del resto, spesso non siamo forse così anche noi? Guardiamoci dentro, e chiediamoci con grande onestà: chi di noi non ha mai avuto dubbi di fede? Chi di noi, pur professandosi credente, non si è mai posto delle domande su Dio, anche solo in maniera implicita?
Sarà davvero esistito storicamente, Gesù di Nazareth? O non sarà un mito creato da alcuni mistici un po' fanatici? E la sua Resurrezione dai Morti? Com'è potuta avvenire, dopo una morte così cruenta? E poi, tutto questo male che c'è nel mondo: se Dio esiste davvero ed è proprio così buono, perché accadono certe cose? E perché lui lo permette? Perché, quando lo preghiamo per ottenere la pace nel mondo, poi sembra che la guerra e la violenza aumentino, invece di cessare? Certo, molte cose sono imputabili al comportamento dell'uomo: ma il male innocente? E gli eventi catastrofici? E le malattie incurabili? Perché mai devo continuare a credere in un Dio che sembra assente di fronte a tutte queste cose? Dov'è Dio, quando abbiamo bisogno di lui? Perché non si fa vedere?
Potremmo proseguire all'infinito, con domande simili a queste, che spesso non trovano un'adeguata risposta. Credo che tutti ci siamo fatti e ci facciamo queste domande: ma non per questo smettiamo di essere uomini o donne di fede, e nemmeno possiamo considerarci "atei", ammesso che gli atei esistano davvero... Perché in fondo, tutti siamo un po' atei e un po' credenti, un po' devoti e un po' dubbiosi. Tutti quanti: anche - e forse soprattutto - coloro che hanno più familiarità con Dio. Se noi che ci diciamo cristiani, uomini e donne di Chiesa, vivessimo un'esperienza di Dio priva di domande, di interrogativi, di battute d'arresto, correremo il rischio di essere gente senza prove, e quindi senza sofferenze, e quindi senza passioni. Personalmente, come prete, chiedo a Dio che mi liberi dall'essere un prete per nulla "appassionato" di Dio, un prete privo di "passione" per Lui, un prete che non faccia fatica a stargli dietro, che non si carichi sulle sue spalle la croce e non lo segua, perché vorrebbe dire che non sono degno di essere chiamato suo discepolo e ancor meno suo testimone!
Dio ci liberi da una fede talmente sicura di sé da diventare orgogliosa, superba, oppressiva, disprezzante nei confronti di chi fa fatica a credere perché provato dalla vita! Gesù liberi la sua Chiesa da uomini e donne che per il solo fatto di essersi battezzati e magari consacrati a lui, si sentono incrollabili nella fede, imperturbabili e perfetti!
La Chiesa, oggi, non ha bisogno di "signori" della fede da imitare, perché oggi come allora c'è un solo Signore e un solo Dio: quello che ha pazienza nei nostri confronti, quello che ci usa misericordia, quello che ci rialza quando la nostra fede vacilla e cade, quello che dopo tutte le prove della vita ci porta a professare - come Tommaso - "Tu sei il Mio Signore; Tu sei il Mio Dio".
La Chiesa oggi ha bisogno di testimoni credibili della fede, di gente che fa fatica, che a proposito di Dio ha mille dubbi al giorno, ma che nonostante tutto è capace di affidarsi a Dio e di andare avanti, perché sa che è lui a condurre le nostre vite.
Occorre, soprattutto, gente che non viva la sua esperienza di fede come un fatto isolato, ma come un momento di condivisione con una comunità di fratelli, che vive delle stesse gioie e delle stesse fatiche della fede. L'errore di Tommaso, infatti, non è stato il suo dubitare, ma il fatto di voler fare a meno dei suoi fratelli nella fede, di separarsi da loro già la sera stessa di Pasqua, di volersi costruire una fede a sua misura, nella quale fosse lui a mettere dita e mani nei segni dei chiodi e del costato. Tommaso ritroverà la sua fede "otto giorni dopo", l'ottavo giorno, quello "dopo il sabato" del silenzio, cioè la domenica, il Giorno del Signore, il giorno in cui accetterà di tornare a riunirsi con la comunità per essere, come ci dicono le meravigliose pagine degli Atti degli Apostoli, "un cuor solo e un'anima sola" con i suoi fratelli, senza per questo eliminare tutta la fatica del credere.
Perché nessun cristiano, per quanto perfetto possa essere, può sperare di salvarsi senza fare riferimento a una comunità di fede; e soprattutto, senza passare attraverso l'ombra del dubbio, degli interrogativi, e delle domande su Dio. Che poi, in fondo, sono domande su noi stessi e sulla nostra fragile umanità bisognosa di un Dio dal volto umano e segnato dal dolore: perché di uomini potenti che si credono Dio, ne abbiamo già fin troppi...