| Omelia (12-04-2026) |
| don Michele Cerutti |
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Misericordia e annuncio Il cammino della Chiesa nascente è caratterizzato dalla paura nel suo momento iniziale. La paura della persecuzione da parte dei Giudei, che avendo ucciso Gesù, ora si sentono forti. Non c'è tempo della Chiesa in cui sia mancato l'attacco ai credenti. Già nei suoi primi passi iniziali la dimensione persecutoria si fa sentire e viene a costituire il DNA. "Come hanno perseguitato me perseguiteranno anche voi" dice Gesù ai suoi. Il Cristo, tuttavia, viene in aiuto e non ci lascia in balia delle onde e si fa prossimo con parole di pace. C'era la persecuzione certo, ma c'è stata l'assistenza di Dio stesso nella persona di Gesù. Non siamo lasciati soli. Quindi viviamo anche oggi sicuramente tempi di paura perché la persecuzione è sicuramente in crescendo e lo dimostrano le centinaia di milioni di cristiani nel mondo che vivono perseguitati. Nel nostro Occidente rischiamo anche noi di rintanarci per paura e di non esporci, ma dobbiamo vivere con la certezza che il Cristo non ci abbandona. Lui stesso viene ad aiutarci e a ricercarci e lo fa con Tommaso che mostra i suoi dubbi e lo fa con tutti i discepoli che l'hanno lasciato solo sulla Croce. Lo fa mendicando l'amore agli stessi traditori. La persecuzione e la prova del fuoco della nostra fede, come dice Pietro nella sua lettera, proclamata nella seconda lettura. Papa Francesco ci esortava proprio, con il linguaggio semplice che lo caratterizzava, a vivere la nostra fede non in una pasticceria, ma nella consapevolezza delle prove inevitabili che questa comporta. In questa domenica che la tradizione antica viveva con la consegna da parte dei catecumeni delle vesti bianche ricevute nella notte di Pasqua siamo chiamati e sollecitati anche noi a vincere le nostre paure e annunziare al mondo la Resurrezione. Giovanni Paolo II ci esortava e i Papi che si sono succeduti ci esortano a vivere in questa domenica la Divina Misericordia. Esprimere la misericordia tra di noi diventa la prima forma di annuncio della Risurrezione perché questa è il primo attributo di Dio. Essendo la sua caratteristica noi dobbiamo viverla nella stessa maniera e Gesù ci offre l'esempio nel perdono che ha per quei suoi amici che lo hanno lasciato solo sul Calvario perfino lo hanno rinnegato come Pietro. In questi tempi difficili siamo chiamati a vivere la dimensione della misericordia in quell'impegno che Papa Leone XIV ci ha consegnato, nel giorno della sua elezione al soglio di Pietro, impegnandoci a costruire una pace disarmante e disarmata e in particolare da parole forti, da durezze del volto, da incapacità di incrociare gli sguardi. Non saremo riconosciuti dalla eloquenza dei nostri discorsi o da progetti pastorali, ma dall'amore che avremo gli uni per gli altri. Allora i lontani potranno dire guarda come si vogliono bene e allora si convertiranno. Papa Francesco lo diceva non è per proselitismo che si converte, ma per un annuncio concreto fatto di uno stile di vita misericordioso riflesso dell'amore di Dio che è misericordia. Gli Atti degli Apostoli che leggiamo in questi giorni lo mostrano chiaramente anche nei versetti di questa domenica offrendoci uno spaccato di vita comune. Nella condivisione dei beni, nella preghiera, nella fraternità e nella semplicità del cuore vi sono gli ingredienti che sono tipici di questo attributo di Dio per vivere la fede e per essere motore di evangelizzazione. |