Omelia (12-04-2026)
diac. Vito Calella
La misericordia divina attraverso la fede in Cristo e nella Chiesa.

La domenica dell'ottava di Pasqua è dedicata alla Divina Misericordia. La domenica della Divina Misericordia fu istituita da San Giovanni Paolo II il 30 aprile 2000. Il santo papa istituí ufficialmente la celebrazione della misericordia durante la canonizzazione di Santa Faustina Kowalska, adempiendo a una richiesta di Gesù, rivelata alla santa polacca, affinché la misericordia fosse celebrata la domenica dopo Pasqua.
E in questo "Giorno del Signore", il ritornello del salmo responsoriale ci aiuta a pregare con queste parole: «Rendete grazie al Signore, perché è buono; il suo amore è per sempre» (Sal 117,1).
La parola "misericordia" deriva dall'espressione latina miseris cor dare (donare il proprio cuore ai miseri) o miseratio cordis (compassione del cuore), indicando il credente che, nel nome della gratuità dell'amore divino, sa essere misericordioso, caritatevole e dedicato ai più poveri e sofferenti. Inoltre, ha il coraggio di perdonare e riconciliarsi con gli altri quando sorge un conflitto.
Questa stessa domenica, grazie alla prima lettera di Pietro, abbiamo l'opportunità di celebrare la misericordia divina pregando in questi termini: «Sia benedetto Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un'eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi» (1 Pt 3,4-5).
La grande Divina Misericordia rivelata nel giorno del nostro Battesimo
La prima grande celebrazione della misericordia, che vogliamo ricordare con gratitudine, è quella del nostro Battesimo: «Per mezzo della risurrezione di Gesù Cristo dai morti, Dio Padre ci ha rigenerati».
Grazie alla celebrazione del Battesimo, siamo stati liberati dal peccato originale, che corrisponde alla radice del male del nostro egoismo. Nel giorno del nostro Battesimo (se siamo stati battezzati da adulti) o nella celebrazione della Confermazione, abbiamo avuto l'opportunità di scoprire in noi stessi la ricchezza e la forza potente dello Spirito Santo! Lo Spirito Santo è la gratuità dell'amore divino presente e attivo nel tempio vivente del nostro corpo mortale. Lo Spirito Santo è «l'eredità incorruttibile, che non si macchia e non marcisce, che ci è riservata nei cieli». È la garanzia della pienezza della comunione con la Santissima Trinità e con tutti i santi, che sperimenteremo eternamente dopo la nostra morte fisica. Ma, qui e ora, è la garanzia della possibilità di vivere in relazioni di rispetto per gli altri, con «gioia e pace, pazienza e benevolenza, bontà e fedeltà, mansuetudine e autocontrollo» (Gal 5,22-23a), senza guerre, competizione, ingiustizia o indifferenza in tutte le nostre relazioni. La nostra «speranza viva» si concretizza invocando incessantemente lo Spirito Santo, che già dimora in noi, affinché possiamo mantenere "vivo" nelle nostre menti e nei nostri cuori l'ideale che Gesù Cristo, morto e risuscitato, è veramente l'unico vero Signore della nostra storia e della storia dell'umanità, e anche l'ideale che è possibile contribuire all'esserci di comunità cristiane nel mondo, come quella descritta nel libro degli Atti degli Apostoli.
La grande misericordia divina si rivela nella pazienza di accompagnare la nostra fede matura in Gesù Cristo!
Il nostro attaccamento a questa eredità divina alimenta in noi la «speranza viva» che tutta l'umanità possa riconoscere veramente che solo Gesù Cristo, morto e risuscitato, è il vero Signore della storia personale di ogni essere umano e della storia di questo mondo. Tuttavia, ciò non è facile da raggiungere! È sempre più difficile crederci! Nel contesto culturale occidentale, assistiamo a un'esaltazione esagerata dell'individualismo di ogni essere umano! Coloro che detengono il maggior potere economico, politico e militare appaiono quotidianamente sui titoli dei giornali e sui social media, mantenendo l'apparenza di essere i padroni dell'umanità, gli dei in Terra! Assistiamo al culto della tecnologia più avanzata, dove prevale l'idea che la scienza applicata alla tecnologia, con l'aiuto dell'intelligenza artificiale, risolva tutti i problemi del mondo. Ci sono moltissime persone che hanno già ricevuto i sacramenti dell'iniziazione cristiana e scelgono percorsi di vita in cui non c'è interesse a mettere Gesù Cristo al centro della propria esistenza. Per loro è ridicolo credere che Cristo risuscitato diventi presente e vivo nel pane e nel vino consacrati; che parli veramente quando la Parola di Dio viene proclamata e meditata in un contesto liturgico e comunitario; che sia veramente presente nella vita dei poveri, degli oppressi e dei più sofferenti di questo mondo. Ritengono superflua la vocazione alla vita consacrata nel ministero ordinato di diaconi, sacerdoti e vescovi, che diventano segni visibili di Cristo stesso, servo e buon pastore dell'umanità. Ritengono inutile scommettere sulla reale possibilità di una vita matrimoniale stabile e indissolubile per la coppia, come segno visibile dell'amore indissolubile di Cristo per la sua Chiesa. Poiché Cristo risuscitato non compare nella storia dell'umanità e non fa nulla per portare pace e giustizia, non riescono ad alimentare la loro vita di fede. San Tommaso può diventare, ai nostri giorni, il riflesso di queste persone, cristiani con un certificato di Battesimo, Confermazione ed Eucaristia, ma senza una fede nutrita dalla speranza e testimoniata da gesti concreti di carità e misericordia. Gesù risuscitato rivelò la grandezza della misericordia di Dio Padre verso San Tommaso. La misericordia divina si esprime nella pazienza di attendere il progresso e la maturazione dell'esperienza di fede in Cristo. Il giorno di Pasqua, Tommaso non era a casa con gli altri apostoli: aveva lasciato la comunità. Quando tornò alla fraterna comunione, si rifiutò di credere alle parole dei suoi amici che «avevano visto il Signore!» (cfr. Gv 20,25b). Una settimana dopo, Cristo apparve di nuovo per aiutare soprattutto Tommaso a progredire nella sua esperienza di fede, e così accadde. Non sappiamo se Tommaso toccò le ferite nelle mani e nei piedi di Gesù, dove era stato trafitto dai chiodi della croce. Abbiamo ricevuto soltanto una delle più belle professioni di fede pronunciate da uno che prima aveva avuto difficoltà a credere: «Mio Signore e mio Dio!» (Gv 20,28b). L'invito della Parola di Dio e del Vangelo rimane per noi: «Beati coloro che non hanno visto eppure hanno creduto!» (Gv 20,29b); «Pur non avendolo visto, lo amate; e, pur non vedendolo ora, credete in lui e siete colmi di una gioia ineffabile e gloriosa, perché state ricevendo il frutto della vostra fede: la salvezza delle vostre anime» (1 Pt 1,8-9).
La misericordia divina per coloro che non danno valore alla vita nella Chiesa
Oggi, molti cristiani criticano la Chiesa e scelgono di vivere una fede individualistica, senza un legame effettivo ed affettivo con una comunità cristiana. Gli scandali di abusi finanziari e sessuali che hanno coinvolto il clero hanno contribuito ad allontanare molti fedeli da un'esperienza di fede vissuta in comunità. Esistono gruppi di cattolici tradizionalisti e conservatori che criticano la Chiesa cattolica, accusandola di "modernismo", e che addirittura rinnegano l'evento rinnovante, guidato dallo Spirito Santo, che è stato il Concilio Vaticano II. Gli influencer dei social media incoraggiano forme di spiritualità devozionale e intima. L'ideale di una comunità cristiana in cui ogni persona trova il proprio posto di servizio gratuito in un ministero liturgico, evangelizzante e di promoione umana è ben lontano dall'essere realizzato concretamente, perché non c'è interesse a impegnarsi all'interno della comunità stessa. L'ideale di una comunità cristiana fondata sull'ascolto della predicazione apostolica, garantita dall'insegnamento dei vescovi, con i loro sacerdoti e diaconi, è difficile da realizzare nella pratica. La partecipazione regolare alla preghiera comunitaria e personale rappresenta una sfida sempre maggiore, poiché tutto è scandito da orari cronometrati, compresi quelli di preghiera. La cura per i rapporti fraterni e la gratuità cedono il passo a un'organizzazione in cui la parrocchia è vista come un "ente di servizi religiosi". L'impegno verso i poveri viene criticato come espressione ideologica del comunismo. Pertanto, coloro che credono ancora nel valore dell'appartenenza alla Chiesa sentano di stare attraversando un tempo di prova e di sofferenza. Questo tempo non è vano. Continuino a credere nella sfida di fare della própria comunità cristiana un segno sacramentale del Regno di Dio, agendo concretamente come fermento nel contesto sociale e culturale in cui vivono.