Omelia (09-04-2026)
Missionari della Via


Ieri come oggi i discepoli - e dunque ciascuno di noi - sono alle prese con i dubbi. Nello specifico, il dubbio di cui si parla è legato al non riuscire a riconoscere la presenza del Signore. Quante volte il Signore parla al nostro cuore - e noi lo sappiamo, perché in quella parola o accadimento o "dio-incidenza" sentiamo profondamente che è passato Lui - ma non riusciamo a fidarci, e rimaniamo lì, con il freno a mano tirato. Quante volte veniamo istruiti o consigliati o corretti: sentiamo che quello che ci è stato detto in fondo è vero ma non riusciamo ad accoglierlo. Rimaniamo lì, increduli. Il brano del Vangelo di oggi, consegnandoci l'esperienza del Risorto vissuta dai discepoli, ci rafforza nella fede e ci invita ad una crescente fiducia nel Signore, imparando a riconoscerlo nella nostra quotidianità, nelle pieghe ordinarie dentro le quali, però, si muove lo straordinario: il Risorto che continua a camminare con noi.

«La fede della prima comunità dei credenti è fondata sulla testimonianza di uomini concreti, conosciuti dai cristiani e, nella maggior parte, ancora vivi in mezzo a loro... Davanti a queste testimonianze è impossibile interpretare la Risurrezione di Cristo al di fuori dell'ordine fisico e non riconoscerla come un avvenimento storico... Lungi dal presentarci una comunità presa da una esaltazione mistica, i Vangeli ci presentano i discepoli smarriti [Avevano il "volto triste": Lc 24,17 ] e spaventati, [Cf Gv 20,19 ] perché non hanno creduto alle pie donne che tornavano dal sepolcro e "quelle parole parvero loro come un vaneggiamento" ( Lc 24,11 ) [ Cf Mc 16,11; Mc 16,13 ]. Quando Gesù si manifesta agli Undici la sera di Pasqua, li rimprovera "per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato" ( Mc 16,14 ). Anche messi davanti alla realtà di Gesù risuscitato, i discepoli dubitano ancora, [Cf Lc 24,38 ] tanto la cosa appare loro impossibile: credono di vedere un fantasma [Cf Lc 24,39 ]. "Per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti" ( Lc 24,41 ). Tommaso conobbe la medesima prova del dubbio [Cf Gv 20,24-27 ] e, quando vi fu l'ultima apparizione in Galilea riferita da Matteo, "alcuni... dubitavano" ( Mt 28,17 ). Per questo l'ipotesi secondo cui la Risurrezione sarebbe stata un "prodotto" della fede (o della credulità) degli Apostoli, non ha fondamento. Al contrario, la loro fede nella Risurrezione è nata - sotto l'azione della grazia divina - dall'esperienza diretta della realtà di Gesù Risorto»
(Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 642-644).

«Gesù risorto non appartiene al passato, ma è una presenza viva: tocca, mangia, parla, apre la mente alle Scritture e invia i discepoli come testimoni» (papa Benedetto XVI).

«Toccano la carne, e credono; comprendono le Scritture, e annunciano. La fede pasquale nasce dall'incontro e diventa testimonianza» (Sant'Agostino).