Omelia (08-04-2026)
Missionari della Via


Il racconto dei discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35) è una preziosa "icona pasquale" della fede riscoperta nel cammino della vita. Scandiamo tre passaggi. I) I discepoli vanno verso Emmaus, allontanandosi dalla comunità dopo la croce. Gesù risorto si unisce come straniero e, man mano, ascoltando e dialogando con loro, li aiuta a tirar fuori ciò che non va: la loro lettura distorta della realtà. Quante volte anche noi soffriamo non tanto per i fatti ma per la lettura che diamo loro, una lettura spesso negativa, pessimista, unilaterale. Quando questa lettura ci porta all'isolamento, ad allontanarci dagli altri, dalla comunità cristiana e dunque dal Signore, c'è da fare molta attenzione; e ci vuole l'umiltà di mettere in discussione il proprio pensiero, disposti anche a farci aiutare da qualche fratello o sorella di fede matura. II) Gesù cosa fa? Spiega i fatti alla luce delle Scritture e a partire da Mosè ai Profeti mostra che il Messia doveva soffrire per entrare nella gloria. "Doveva" soffrire; Dio stesso non bypassa la sofferenza, ma la attraversa, amandoci anche nel rifiuto, riempiendo della sua presenza anche le zone più difficili della vita. Sembra suggerire: a volte è necessario passare attraverso certe difficoltà per crescere; non si può pensare di amare sul serio senza soffrire, non si può pensare di poter vivere nella verità senza essere disposti a pagarne il prezzo. Non perché Dio vuole che soffriamo ma perché è inevitabile incontrare il limite, il peccato, l'incomprensione. Noi possiamo passare la vita piangendoci addosso oppure possiamo aprirci all'opera di Dio anche nelle sofferenze. III) Gli occhi dei discepoli riconoscono Gesù nello spezzare il pane; si tratta di un gesto eucaristico che rivela la presenza del Risorto e ricorda anche a noi dove Egli continua a rendersi presente: nella celebrazione eucaristica, dove ci parla con la Parola e ci nutre con la sua Presenza. I discepoli, una volta riletta la storia alla luce della parola e sperimentata (e riconosciuta) la presenza del risorto, ritornano indietro, tornano alla comunità pieni di gioia, annunziando ciò che hanno sperimentato. La loro "conversione" non soltanto ci mostra come il Signore continua ad operare nella vita, ma ci invita a fare altrettanto nella vita delle persone che incontriamo, sapendo intercettare le loro sofferenze, imparando ad ascoltare, a dialogare, aiutandole a rileggere le cose alla luce di un amore più grande del quale siamo testimoni. Sarà poi lui, come e quando vuole, a toccare i cuori.

«Gesù parla ai discepoli anzitutto attraverso le Scritture. Chi prende in mano il libro di Dio non incrocerà storie di eroismo facile, fulminee campagne di conquista. La vera speranza non è mai a poco prezzo: passa sempre attraverso delle sconfitte. La speranza di chi non soffre, forse non è nemmeno tale. A Dio non piace essere amato come si amerebbe un condottiero che trascina alla vittoria il suo popolo annientando nel sangue i suoi avversari. Il nostro Dio è un lume fioco che arde in un giorno di freddo e di vento, e per quanto sembri fragile la sua presenza in questo mondo, Lui ha scelto il posto che tutti disdegniamo. Poi Gesù ripete per i due discepoli il gesto-cardine di ogni Eucaristia: prende il pane, lo benedice, lo spezza e lo dà. In questa serie di gesti, non c'è forse tutta la storia di Gesù? E non c'è, in ogni Eucaristia, anche il segno di che cosa dev'essere la Chiesa? Gesù ci prende, ci benedice, "spezza" la nostra vita - perché non c'è amore senza sacrificio - e la offre agli altri, la offre a tutti. È un incontro rapido, quello di Gesù con i due discepoli di Emmaus. Però in esso c'è tutto il destino della Chiesa. Ci racconta che la comunità cristiana non sta rinchiusa in una cittadella fortificata, ma cammina nel suo ambiente più vitale, vale a dire la strada. E lì incontra le persone, con le loro speranze e le loro delusioni, a volte pesanti... per poi offrire la Parola di vita, la testimonianza dell'amore, amore fedele fino alla fine. E allora il cuore delle persone torna ad ardere di speranza. Tutti noi, nella nostra vita, abbiamo avuto momenti difficili, bui... E Gesù sempre è accanto a noi per darci la speranza, per riscaldarci il cuore e dire: "Vai avanti, io sono con te. Vai avanti". Il segreto della strada che conduce a Emmaus è tutto qui: anche attraverso le apparenze contrarie, noi continuiamo ad essere amati, e Dio non smetterà mai di volerci bene... E questa è la nostra speranza» (papa Francesco).