Omelia (06-04-2026)
don Andrea Varliero
Il diritto di annunciare

«Mi occorrono dei numeri che ancora non esistono. Trovatemi un matematico, prima che i russi piantino una bandiera sulla Luna». 1961. In piena guerra fredda, alla N.A.S.A. trovano un ingegnere, un fisico e un matematico che cambieranno le sorti nella corsa allo spazio, permettendo lo sbarco sulla luna, cambiando la direttrice della Storia. Solo che questo ingegnere, questo fisico e questo matematico erano tre donne. Non solo, queste tre donne erano nere. Impossibile. «Sono una donna nera. Non considero niente impossibile». Il diritto di contare.
A una donna, a Maria, è stato affidato il Figlio di Dio. È Lei, la prima, ad aver accolto in grembo il soffio e il silenzio di Dio, perché diventasse corpo. Corpo bambino. A tre donne al sepolcro è affidato l'annuncio della Resurrezione e l'abbraccio con il corpo vivo. Corpo risorto. Se siamo qui oggi, se siamo comunità, se siamo questa civiltà, se siamo quello che siamo, nella nostra lingua e nel nostro modo di pensare, nella nostra arte, nella nostra letteratura, nella nostra architettura, nella nostra musica, nella nostra scienza, nella nostra economia, nella nostra politica, in tutto, lo siamo grazie a queste donne, al loro annuncio che Lui è risorto, che Lui è vivo.
Dio si affida alla donna: forse perché sa che una donna quello che deve dire lo dice, e quando si ritrovano in tre è già una grande assemblea di notizie. Dio si affida alla donna: duemila anni fa non avevano nessun valore, nessun diritto sociale, poco peso politico. Riparte da lei, riparte da loro, dagli ultimi: quanta verità c'è tra le parole degli ultimi della Storia.
Dio si affida alla donna: c'è sempre qualcosa di generativo in lei, fisico e spirituale, umano e intellettuale. Dio si affida alla donna: c'è un rapporto con il corpo diverso da come lo vive un uomo, ed è per questo che il corpo di Dio e il corpo del Risorto è affidato ad una donna, a delle donne. È vero, c'è un immenso cammino da compiere, ma il Vangelo chiede un volto a volto, un rapporto assolutamente alla pari, tra il maschile e il femminile.
Ed è bello che la notizia non si sia fermata. Che la Pasqua non si sia conclusa con un pranzo, e si sia tornati alla vita di sempre. È bello che la Pasqua abbia rimesso in movimento un qualcosa, un qualcuno, una parte di noi che sia vitale. È bello che la Pasqua cambi qualcosa. In questa Settimana Santa mi sono percepito connesso maggiormente, ho percepito il mondo migliore rispetto alle notizie di guerra, ho abitato momenti e sete di spiritualità nuovi e giovani. Che questo tesoro spirituale, che questa gioia spirituale, che questa resurrezione interiore, potesse entrare anche domani nei nostri uffici, nelle nostre aule, nelle nostre corsie, nelle nostre case, quella sì sarebbe Pasqua.
Comprano notizie, con il denaro comprano il silenzio e la fiducia, insinuano il dubbio, così diverso dalla ricerca. Conosciamo questa pagina di Vangelo benissimo anche noi, immersi nell'infodemia, nell'oceano delle informazioni. Tutto può essere falsificato, tutto può essere strattonato dalla propria parte, tutto può essere denigrato e ucciso, anche una buona notizia. Facciamo fatica a distinguere l'intelligenza dall'intelligenza artificiale. Dove sta la verità? Che cosa è vero? Dove è autentica una notizia, un dato? Riparto da quel sesto senso, dal senso spirituale della Pasqua. Discernimento, e ascolto e fiducia a tutto ciò che è gioia di dono, a tutto ciò che è gioia di vita, che non porta alla morte, ma alla vita. «Sono una donna nera. Non considero niente impossibile». Neanche un corpo risorto.