Omelia (04-04-2026)
don Andrea Varliero
Chiedi al Risorto

È Pasqua. Sì, ma a che prezzo. Il prezzo di una vita. Il cuore non regge, fa fatica a sostenere tutto. Troppo facile arrivare a Pasqua direttamente, è solamente una bella favola la Pasqua senza la Croce, la Pasqua senza la lavanda dei piedi, la Pasqua che non scomoda, la Pasqua senza la fatica e le lacrime. Per giungere a questa notte abbiamo dovuto ritrovarci sfiniti. Taglia, raduna, chiama, distribuisci, dona, cammina, adora, lava i piedi, spoglia, stenditi fino a terra, respira la polvere, aggrappati al legno, sopporta i colpi delle persone, vivi quello che leggi, segui la croce, deponi nel sepolcro. Piangi, ridi, addormentati, prevedi, ascolta, fidati, perdona, ama. Canta, fai silenzio. Questa notte è una notte da sfiniti, è la notte delle persone sfinite. Noi.
Non sarebbe stata Pasqua, senza quel bambino che con me si è inginocchiato con un ramo di ulivo. Non sarebbe stata Pasqua, senza una comunità che per quaranta ore di seguito avesse adorato, avesse attinto al senso del suo esistere, Gesù Cristo. Non sarebbe stata Pasqua, senza quel gruppo di giovani che si sono messi ad animare un'ora di adorazione, così, come il cuore ha suggerito. Non sarebbe stata Pasqua, senza quella figlia adolescente che tira a cimento il mondo intero, dicendo «che schifo» se ti inginocchi a lavarle i piedi. Ma sì, anche il primo papa, Pietro, ha detto la stessa cosa, Signore che schifo che tu mi lavi i piedi. Non sarebbe stata Pasqua, senza quei bambini che si sono lavati il volto alle sorgenti della Croce. Non sarebbe stata Pasqua, senza aver camminato insieme ai ragazzi con ben altre e superiori abilità lungo la via della Croce. Non sarebbe stata Pasqua, senza quella stella cadente alla dodicesima stazione, senza quelle torce a illuminare il venerdì. Non sarebbe stata Pasqua, senza questo giardino cresciuto di mano in mano, di ora in ora, di generosità in generosità, questa mattina, fremente di risorgere. Senza la Croce, senza l'ombra, a nulla serve la luce, la Pasqua. È una vita di luce e di ombra, come la nostra.
Macigni. Pietre. Sassi. Massi che stanno all'imboccatura del cuore. Sono lì da una vita. Pietre che non riescono a far emergere le parole, all'imboccatura della gola. Sassi sugli occhi. Blocchi di morte. «Ognuno di noi ha il suo macigno. Una pietra enorme, messa all'imboccatura dell'anima, che non lascia filtrare l'ossigeno, che opprime in una morsa di gelo, che blocca ogni lama di luce, che impedisce la comunicazione con l'altro. È il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, dell'odio, della disperazione, del peccato. Siamo tombe alienate. Ognuna con il suo sigillo di morte, chiusa in un mutismo che sembra invincibile» (Tonino Bello). Questa è la notte dei macigni rotolati via.
Questa notte attingo ad un senso che ho quasi dimenticato. Gli occhi sono stanchi, stanno per cedere. Le mani sono gonfie, si lasciano cadere. Le orecchie non reggono più altre parole. Il senso vitale, il sesto senso, il senso spirituale: quello invece è vivo. È particolarmente attento e in allarme in questa notte. Lo percepiamo tutti quanti: una Pasqua che ci appartiene. Un risorto che è con noi, in noi. Tutto ci parla di morte, tutto ci fa vedere una fine, una guerra, un qualcosa o qualcuno per cui farci cadere nella più oscura delle notti. Ma il senso della Pasqua, quello stesso sesto senso di quelle donne che vanno al sepolcro, quell'ascolto profondo e intelligente della vita, quello non può mentire. Siamo risorti anche noi.
Questa notte vado a Gerusalemme. Mi inchino e mi rannicchio per entrare nel sepolcro. È una tomba profumata di duemila anni di preghiera, è una tomba levigata dalle mani delle madri, dalla fede dei padri. È un momento intimo, come un bambino stanco voglio riposare, e affido la mia vita a Te. Risorto. Domani ricomincerò le mie domande, i miei perché, le mie battaglie. Ma stanotte, no, voglio amare e lasciarmi amare. Per risvegliarmi in Te.
Chiedi al Risorto. Chiedi al Risorto la differenza tra violenza e forza, ti risponderà con la resurrezione. Chiedi al Risorto la differenza tra vita e morte, ti risponderà con la resurrezione. Chiedi al Risorto la differenza tra giustizia e mitezza, ti risponderà con il Perdono. Chiedi al Risorto che cos'è una vita di fede e una vita senza niente, ti risponderà con la resurrezione. Questa notte ho visto. Ho visto la differenza tra violenza e forza. E scelgo la forza. Nella resurrezione.