| Omelia (04-04-2026) |
| don Michele Cerutti |
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Cristo è Risorto e ci precede nelle nostre Galilee Carissimi in questo lungo giorno di silenzio ci sono ritornate all'orecchio sia il suono delle frustate, sia il rotolare della pietra del sepolcro e siamo partiti nel buio, portando nel cuore il peso proprio di quella pietra che spesso schiaccia le nostre giornate. Questa può essere la pietra della precarietà, del lutto, o quel senso di inutilità che ci prende quando vediamo il male sembrare più forte del bene. Siamo arrivati qui come le donne, carichi di profumi che sanno di passato, pronti solo a imbalsamare dei ricordi. Ma il Vangelo ci ha spiazzati con un invito preciso e forte: entrate. Non restate sulla soglia della vostra paura. Entrando nel vuoto di quel sepolcro, abbiamo scoperto che la vita non è stata sconfitta, ma ha cambiato forma. Quel giovane seduto sulla destra del sepolcro ci dice che anche nel luogo del dolore si può stare con una postura nuova, non più ripiegati su noi stessi, ma pronti all'ascolto. La Pasqua allora non è un'emozione che finisce quando usciamo da questa Chiesa, ma è un appuntamento ben preciso: "Egli vi precede in Galilea". La Galilea è la nostra vita di domani: è l'ufficio dove lunedì torneremo, è la cucina dove ceneremo, è la strada dove incroceremo lo sguardo di chi fa fatica. Gesù non ci aspetta negli effetti speciali, ma ci precede là dove la vita è ordinaria, faticosa, a volte sporca. Mettendo insieme tutto questo, il messaggio è uno solo: non cercate tra i morti colui che è vivo. Non cercate Dio solo nel passato o nei rimpianti. Il Risorto è quel passo in più che facciamo verso l'altro, è quella pietra che decidiamo di rotolare via dal cuore di un fratello, è il coraggio di abitare la nostra Galilea quotidiana con la certezza che nessuna notte è infinita. Andiamo allora, non per dimenticare ciò che abbiamo vissuto, ma per portarlo alla luce. Il gesto concreto che questa notte ci consegna è un passaggio di sguardo. Se il Risorto ci precede in Galilea - cioè nei luoghi normali, dove la vita a volte ristagna - allora il nostro compito non è fare grandi discorsi, ma sostare dove c'è una pietra rimasta ferma. Domani, nel giorno di Pasqua, prova a fare questo: cerca un sepolcro relazionale. Tutti ne abbiamo uno: quel parente con cui non parliamo da tempo per un'offesa mai digerita, quel vicino di casa che incrociamo in ascensore facendo finta di guardare il cellulare, o quell'amico che sta attraversando un Sabato Santo fatto di depressione o lutto e che abbiamo evitato per non sentirci inadeguati. Il gesto non è risolvere il loro problema o cancellare il passato, ma semplicemente rotolare la pietra della distanza. Offri un perdono che non ti è stato chiesto, non perché l'altro abbia ragione, ma perché tu meriti di essere libero dal peso del risentimento. Pasqua accade quando smettiamo di essere custodi di cimiteri e diventiamo viandanti. Quando usciamo dal nostro guscio protettivo per andare a riprendere qualcuno che è rimasto indietro. Il Risorto non ha lasciato tracce spettacolari e ci chiede di riempire la nostra vita di gesti umani. Qual è la pietra specifica che senti di voler provare a spostare domani mattina per fare spazio a questo incontro? Buona Pasqua. Cristo è Risorto! Alleluia! |