| Omelia (10-04-2026) |
| Casa di Preghiera San Biagio FMA |
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Commento su Gv 21,1-14 Come vivere questa Parola? Dopo l'esperienza straordinaria della Risurrezione, i discepoli sembrano tornare al punto di partenza. La chiamata a partire, ad annunciare, a sfidare persecuzione, solitudine e morte sembra troppo grande: viene voglia di ritornare alla vita di prima, alla pesca sul mare, alle abitudini che offrono sicurezza. Gesù accompagna la regressione dei suoi con pazienza, senza forzarli, li incontra là dove essi si sentono più a loro agio. All'alba, sulla riva, li sorprende ancora, come aveva fatto in principio: ripete per loro il segno della pesca miracolosa, riattiva la memoria del loro cuore. Se il pesce è abbondante, significa che quell'uomo sulla riva è proprio Lui. Viene poi il momento della mensa. Questa volta, però, Gesù non è più solo il commensale, ma anche l'ospite e il cuoco: prepara il pane, accende il fuoco, offre il pesce. Nei gesti semplici della condivisione del pasto i discepoli riconoscono la gratuità del suo amore, sperimentano la fedeltà che accompagna i loro passi, e percepiscono che la missione non è una responsabilità da portare soli, ma un cammino vissuto con lui. In questi gesti quotidiani, Gesù insegna che la grazia non si conquista, ma si riceve: la vita nuova comincia nella quotidianità trasformata dalla sua presenza, nella meraviglia che nasce dalla condivisione che moltiplica quanto si ha, nell'accoglienza del dono gratuito. Anche noi, quando ci sentiamo tentati di aggrapparci alle nostre sicurezze, possiamo incontrarlo nei gesti semplici, nel servizio, nella condivisione, e riconoscere in lui la misericordia che sostiene il cuore, anche di fronte alla fatica e alla mancanza di speranza.
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