| Omelia (08-04-2026) |
| Casa di Preghiera San Biagio FMA |
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Commento su Lc 24,13-35 Come vivere questa Parola? Due discepoli camminano verso Emmaus, immersi nella delusione e nel dubbio. Parlano, discutono, cercano di capire, ma i loro occhi restano ciechi: il Risorto cammina accanto a loro, eppure per loro è uno straniero, l'altro per eccellenza. Solo quando lo ascoltano, quando si lasciano interrogare dalla sua parola, la loro tristezza inizia a tremare. Egli non si impone, non cancella il loro dolore: cammina con loro, entra nelle loro conversazioni, apre per loro le Scritture e, passo dopo passo, guida lo sguardo oltre la paura, oltre la delusione, oltre le loro aspettative limitate. Ma il suo volto rimane ancora nascosto, fino al gesto semplice e potente del pane spezzato. In quell'istante, i loro occhi si aprono: lo riconoscono. Lo straniero è diventato presenza viva; l'altro, che li ha accompagnati silenzioso, li ha trasformati dall'interno. L'incontro con Cristo risorto non è mai immediato, mai facile: ci trascina fuori dai recinti della nostra impotenza, ci costringe a guardare la vita con lo sguardo di Dio, ci accende di passione per la salvezza del mondo e dei fratelli. Quel fuoco interiore non resta chiuso: diventa testimonianza, condivisione, desiderio di portare la gioia della vita nuova agli altri. Camminando insieme ai due di Emmaus, impariamo che la fede nasce spesso dall'incontro con l'inaspettato, dall'attenzione allo sconosciuto che cammina con noi, dalla capacità di lasciarci sorprendere e guidare. Gesù non si impone: si fa vicino, si fa ascolto, si fa pane, e così accende nei nostri cuori ciò che prima era solo attesa.
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