| Omelia (01-04-2026) |
| Casa di Preghiera San Biagio FMA |
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Commento su Mt 26,14-25 Come vivere questa Parola? "Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?" Giuda non parte da un odio improvviso: arriva a questo punto perché qualcosa, dentro, si è incrinato da tempo. Forse delusione, forse aspettative non corrisposte, forse un cuore che si è raffreddato. Ci sono ambiti della mia vita in cui sto "barattando" il Vangelo? Non per trenta monete, ma magari per comodità, per quieto vivere, per non perdere consensi, per non mettermi in gioco fino in fondo. Il Vangelo ci mette davanti a una verità scomoda: il tradimento non è solo un gesto clamoroso, è una serie di piccoli sì dati a qualcosa che non è Gesù. Poi, durante la cena, arriva quella domanda che attraversa i secoli: "Sono forse io, Signore?" È bellissimo: nessuno accusa l'altro, ciascuno guarda dentro di sé. Questo è lo spirito giusto: non puntare il dito, ma lasciarsi interrogare. Giuda, quando parla, dice: "Rabbì", non "Signore". Quando Gesù non è più il Signore della mia vita, ma solo un maestro tra tanti, allora diventa più facile metterlo da parte. Infine, Gesù risponde: "Tu l'hai detto". Non umilia, non smaschera pubblicamente, non blocca Giuda. Gesù resta libero... e lascia libero anche l'altro, fino alla fine. Dio non forza mai il cuore. Nemmeno quando sbagliamo strada. Chiediti con sincerità: "Gesù è davvero il Signore per me, o solo un riferimento quando mi è comodo?" Non avere paura di riconoscere le tue zone d'ombra. La differenza tra Giuda e gli altri non è che uno tradisce e gli altri no: è che alcuni restano, si lasciano guardare, e tornano.
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