| Omelia (22-03-2026) |
| Casa di Preghiera San Biagio FMA |
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Commento su Gv 11,3-6 Come vivere questa Parola? Questa quinta domenica di Quaresima, dopo il tema dell'Acqua della vita (Samaritana) e della Luce (Cieco Nato) incontrate nelle due domeniche precedenti, troviamo - all'interno del cammino battesimale che ci porta alla Pasqua - il tema del "passaggio dalla morte alla vita". La "risurrezione" o meglio il ritorno alla vita di Lazzaro è il settimo dei segni presenti nella prima parte del Vangelo di Giovanni. Esso, insieme agli altri segni, ci prepara a capire meglio il mistero della Pasqua di Gesù. "Colui che tu ami è malato" (v3). Malato in greco è molto simile alla parola: mancante. "Colui che tu ami è mancante"... dell'incontro con l'altro, con l'amico, con colui che ami. Dio ci ha creato per amore: mancanti del Suo amore. La nostra vita è una ricerca disperata di Lui come dirà la sposa del Cantico di Cantici (2,5; 5,8): "Sono malata d'amore". La nostra malattia è vivere, desiderare la pienezza. Dio ci ha creati così, con questa malattia che si chiama: "vita". "Questa malattia non è per la morte, ma per la Gloria di Dio" e a volte noi riempiamo questa mancanza in modo sbagliato. Ma Dio ci dice di non preoccuparci: questa mancanza non è per la nostra scomparsa, ma perché la nostra vita possa essere riempita da Dio. Questa malattia è una mancanza che porterà Lazzaro e ciascuno di noi, direttamente ad incontrare Gesù. "Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava" (v 6). Gesù non va subito da Lazzaro, ma aspetta due giorni che rappresentano la distanza tra la sua croce e la sua risurrezione. Gesù ingloba la malattia - la mancanza - e la morte di Lazzaro nella sua morte. Le obiezioni di Marta che sono le nostre, permettono a Gesù di far fare a Marta un salto: dalla fede di Israele: so che risorgerà alla fine dei tempi (v 24) all' IO SONO la Risurrezione e la vita (v 25). Gesù ci fa vivere l'anticipazione della risurrezione dalla fine dei tempi al suo oggi.
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