Omelia (02-04-2026)
don Andrea Varliero
Per stare con Te

«Uomini vanno a Dio nella loro tribolazione, piangono per aiuto, chiedono felicità e pane, salvezza dalla malattia, dalla colpa, dalla morte. Così fanno tutti, tutti; cristiani e pagani. Uomini vanno a Dio nella sua tribolazione, lo trovano povero, oltraggiato, senza tetto né pane, lo vedono consunto da peccati, debolezza e morte. I cristiani, i cristiani stanno vicino a Dio nella sua sofferenza». Se stasera sono qui non è per chiederti qualcosa, e neanche per mendicare attenzione o affetto. Se stasera sono qui è per il desiderio di una cena in amicizia, di un po' di comunità. Questa sera desidero unicamente stare. Con Te, amare con Te.
È questo il giorno. Me lo hai indicato Tu, con il vento. Sono stati giorni con raffiche di freddo improvviso alternate ai primi tepori del sole. Non è più inverno, ma non è ancora primavera. Questa sera avverrà, ci sarà il passaggio. Ieri sera mi hai sussurrato di alzare lo sguardo alla luna. Sembrava un sipario: luna piena, luna velata, luna che ritma il tempo, il piantare, il nascere, le stagioni, il vento e le maree. Luna nuova, luna di Pasqua. Questa sera passerai, per respirarti in ogni atomo della Vita, dell'Universo. Tutto è Pasqua, tutto è forza che spezza ogni catena, tutto è speranza di libertà.
È questo il mio segno della Croce. Ho iniziato così la Pasqua questa sera: nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito. Questo segno della Croce l'ho iniziato questa sera e lo chiuderò tra tre notti. Una liturgia vitale fatta di vertice e di abisso, di silenzio e di canto, di Pane, di Croce e di tombe svuotate dal di dentro. Questa è la madre di tutta la mia vita. Sono a Gerusalemme, con Te, ogni attimo.
Questa sera mi chiedi di rivivere un gesto: lavare i piedi. È il gesto delle madri che accudiscono. È il gesto degli innamorati nell'intimità. È il gesto dei padri dopo la partita. È il gesto dei nonni quando fanno rientrare a casa. Lavare i piedi. Non sarà facile togliersi la casula e indossare un grembiule; non sarà facile chinarsi fino al pavimento e rialzarsi, diverse volte. Non sarà facile vivere questo gesto, lavare, asciugare e baciare una parte del corpo che sostiene tutta la nostra vita. Mi chiedi di ritornare all'essenziale, di inchinarmi all'umanità. Di servirla, fino a lavarle i piedi. Qualcuno rimprovera che non ringrazio. Qualcuno non saluta più. Qualcuno non si sente visto. Qualcuno è deluso da me. Allora torno all'essenziale, torno a lavare i piedi: «Se dovessi scegliere una reliquia della tua Passione prenderei proprio quel catino colmo d'acqua sporca. Girare il mondo con quel recipiente e a ogni piede cingermi dell'asciugatoio e curvarmi giù in basso, non alzando mai la testa oltre il polpaccio per non distinguere i nemici dagli amici e lavare i piedi del vagabondo, dell'ateo, del drogato, del carcerato, dell'omicida, di chi non mi saluta più, di quel compagno per cui non prego mai, in silenzio, finché tutti abbiano capito nel mio il tuo Amore» (Madeleine Delbrêl).
Questa sera mi chiedi di farmi pane, di ritornare alla forma del pane. Lasciarmi spezzare, lasciarmi mangiare, lasciarmi sbriciolare. A volte dico di no: mi stai sbriciolando, mi stai spezzando, mi stai consumando. Qualche volta mi sono sentito ripetere: conservati, custodisciti. Ma il pane conservato, il pane lasciato nel cassetto, il pane che si è conservato, che sapore ha? Di niente, ha perso di sapore.
Questa è la Pasqua della Cena, la tua Pasqua. È in direzione opposta alla mia. Ed è per questo che ti ascolterò, che terrò con me una briciola di pane e un catino con un lavapiatti per stare con te. Per comprendermi un po' di più. Per amarti un po' di più.