Omelia (02-04-2026)
don Michele Cerutti
Serviti per servire

Vorrei essere un fotografo per riuscire a catturare con una macchina gli sguardi di Gesù e degli apostoli quella sera.
Penso proprio al Cristo mentre si cinge il grembiule e prende il catino e poi si china per iniziare a lavare i piedi ad uno ad uno dei suoi discepoli. Lui sa benissimo che quei piedi saranno pronti a correre tra poco per scappare e per rintanarsi per paura dei Giudei.
Vorrei anche ritrarre gli occhi perplessi di Giovanni e di Giacomo, così sempre spavaldi nelle richieste, spingendo la mamma a intercedere presso Gesù per avere posti importanti nel Regno oppure pronti a vendicarsi su quei samaritani incapaci di accoglienza. Ora sono pieni di smarrimento perché colui che è un Re fa gesti incomprensibili e incompatibili con la regalità umana.
Chissà quale pensiero ha attraversato quel Filippo pronto davanti alle folle affamate di liquidarle lavandosene le mani per poi essere spronato dal Maestro a coinvolgere quel ragazzo con pochi pani e pesci per poi assistere alla loro moltiplicazione. Testimone di un miracolo meraviglioso e ora spettatore di un gesto umanamente minimo.
L'incapacità di cogliere il momento lo avrà vissuto sicuramente anche Bartolomeo, sempre guardingo nei confronti di un nazaretano.
La confusione di Andrea che lo aveva seguito spronato dal Battista e incuriosito nel sapere dove Gesù vivesse per poi sentirsi dire dal Maestro stesso: Vieni e vedi. Ora forse inizia capire che quel luogo è il servizio.
Il Cristo sarà stato pieno di pazienza con il solito Pietro pronto sempre a grandi slanci e poi ad alzare la bandiera della ritirata.
Il momento più difficile con Giuda Iscariota ormai abitato da Satana, Probabilmente l'apostolo non avrà incrociato neanche lo sguardo preso a sapere quando ricevere quei pochi denari per quella vendita scellerata che è causa della sua disperazione.
Gesù avrà cercato di catturare gli occhi del traditore con i suoi occhi pieni di misericordia.
Lo stupore perplesso avrà pervaso il cenacolo, ma avrà riempito Gesù che con questo gesto ha voluto mostrare di quale amore è capace e che è anticipo di qualcosa di ancora più forte e che gli apostoli non saranno ancora in grado, tranne Giovanni, di vivere, vedere il loro Maestro morire di una morte ignominiosa.
Probabilmente mi piacerebbe ora fotografare il vostro stupore perché anche se questo passo lo leggiamo tutti gli anni ogni volta lascia nel nostro cuore una traccia indelebile.
Non lasciamo spazio alla sola emotività. Questo brano ci spinge a essere anche noi capaci di fare altrettanto.
Sicuramente è più semplice quando le situazioni sono più favorevoli. Quando il contesto è quello del tradimento diventa più difficile.
Quando nella nostra famiglia veniamo ignorati dai figli. Quando nella comunità religiosa siamo messi ai margini. Quando nel posto di lavoro subiamo mobbing.
Ognuno aggiunge il suo quando. Eppure, Gesù, stasera, ci dice che è quello il momento in cui dobbiamo calarci ai piedi di colui che ci ha fatto del male per lavarli cinti di un asciugamano e muniti di un catino.
Il rischio è di compiere tra poco quel gesto nell'ambito di una cornice liturgica molta bella dal punto di vista coreografico, ma che a poco a che fare con la nostra vita e allora ogni anno vivremo questo momento nello stupore perplesso e non nello stupore pieno di gioia perché questo lavare i piedi non fa parte della nostra vita.
Gli apostoli saranno stati confusi. Dopo la Pasqua e dopo la Pentecoste la loro vita sarà registrata su questa modalità perché alla luce di questi eventi comprenderanno.
Si spingeranno fino all'estremità della terra per piegarsi davanti a ogni uomo e far conoscere quel Cristo che ha lavato i loro piedi e faranno lo stesso perché lo hanno sperimentato nella loro vita.
Carissimi, vivremo questi gesti solo se noi per primi ne abbiamo beneficiato solo se per primi abbiamo avuto qualcuno che ha compiuto questo gesto e lo abbiamo autorizzato a fare.
Buon Triduo e buon servizio!