| Omelia (01-04-2026) |
| don Michele Cerutti |
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Nostro fratello Giuda Mi soffermo ancora sulla figura di Giuda Iscariota e mi faccio aiutare da Don Primo Mazzolari che in una sera di Giovedì Santo, ebbe il coraggio di chiamarlo Nostro fratello Giuda. Egli non lo fece per giustificare il tradimento, ma per ricordarci che nessuno di noi è immune dalla fragilità. Chi di noi, in un momento di buio, non ha barattato un ideale, un affetto o la propria coerenza per trenta denari di egoismo? Di tutta questa storia il momento più alto avverte il sacerdote cremonese non è il bacio, ma la parola che Gesù usa in risposta: Amico. Nel momento del massimo affronto, Dio non risponde con la condanna, ma con un'offerta di amicizia. Gesù non smette di essere amico di Giuda nemmeno mentre viene consegnato alla morte. Questo ci dice una verità sconvolgente: l'amore di Dio non dipende dalla nostra fedeltà. Lui resta fedele anche quando noi scappiamo. Il dramma di Giuda più che il peccato, che anche Pietro ha commesso rinnegando il Maestro, è la disperazione. Giuda ha creduto che il suo male fosse più grande del perdono di Dio. Si è sentito solo nel suo abisso. Don Primo ci invita a non guardare Giuda con disprezzo, ma con la sofferenza di chi vede un fratello perdersi nel buio, ricordandoci che la luce della misericordia cerca di filtrare anche nelle crepe più profonde del cuore umano. Nessuno di noi conosce il segreto dell'ultimo istante tra Giuda e il Signore. Ma una cosa la sappiamo: la misericordia di Dio è un mare senza rive. Oggi, ricordando nostro fratello Giuda, non puntiamo il dito contro il traditore di allora, ma abbracciamo quel piccolo Giuda che abita in noi, certi che, nonostante tutto, per Dio saremo sempre e per sempre degli amici. |