Omelia (05-04-2026)
Missionari della Via


Il Vangelo non ci spiega la risurrezione; piuttosto ci consegna l'esperienza della risurrezione vissuta dai discepoli perché, a nostra volta, possiamo accogliere il Risorto e seguirlo.

Il brano del Vangelo di Pasqua di oggi non ci porta subito davanti al Risorto, ma davanti a una tomba vuota. È ancora buio quando Maria di Magdala va al sepolcro. Quel buio non è solo quello dell'alba: è il buio del cuore ferito, della speranza delusa ma anche dell'amore che non si rassegna alla morte. Un buio che tante volte sperimentiamo anche noi nella nostra vita. Ma quel buio non blocca Maria, non le impedisce di cercare un senso, di anelare alla luce. Maria corre. La Pasqua inizia con un movimento inquieto, con un cuore che non resta fermo e che cerca, mosso da una domanda che brucia dentro: «Dove lo hanno messo?». Maria arriva e non trova nessuno. Comprensibilmente corre ad avvisare gli altri ma legge il tutto in maniera umana, negativa: qualcuno l'ha portato via. Ed ecco che Pietro corre. Il discepolo amato corre. È una corsa appesantita dalla paura che al danno si aggiunga la beffa; il cuore in tumulto, i passi rapidi e veloci portano i discepoli al sepolcro. Qui non trovano Gesù, ma segni poveri: bende per terra, un sudario piegato. Segni che non parlano di trafugamento, segni tuttavia non schiaccianti ma piuttosto tracce che vanno interpretate. Sì, perché Dio non si impone. La Risurrezione non toglie la fatica del credere, la attraversa. Pietro arriva, entra, guarda ma non crede ancora. E il Vangelo non lo giudica. Come a dire: Dio rispetta i tempi di ciascuno. Papa Francesco ci ha invitato spesso a non scoraggiarci quando la fede è lenta, fragile, incompleta: Dio lavora anche nei nostri ritardi. Il discepolo amato, invece, una volta entrato "vide e credette"; meglio ancora, "vide e cominciò a credere". Non ha visto Gesù, ma ha iniziato a credere leggendo i segni con il cuore. È la fede di chi ha fatto esperienza dell'amore: chi ha amato davvero e ha ascoltato le parole del Maestro sa riconoscere anche nell'apparente assenza la sua presenza diversa. Come disse ancora Papa Francesco, la fede pasquale è la capacità di vedere oltre, di intuire che Dio sta già operando anche quando non lo riconosciamo subito. La Pasqua, allora, non è solo un evento del passato, ma una possibilità per il presente. È l'annuncio che la vita non è più prigioniera delle nostre tombe interiori: morte, paure, fallimenti, peccati... Dio è intervenuto risuscitando il Figlio e, in Lui, ha definitivamente aperto i nostri sepolcri. Perciò, non fermiamoci a guardare il sepolcro vuoto con nostalgia. Lasciamoci mettere in cammino. La Risurrezione non ci invita a tornare indietro, ma a vivere in modo nuovo, con una speranza concreta, capace di generare tenerezza, perdono e coraggio. Pasqua in fondo è proprio questo: credere che l'amore è più forte della morte, e che l'ultima Parola è quella del Risorto, Signore della vita!

PREGHIERA

Signore Gesù risorto, vieni nelle nostre notti
e apri i sepolcri del nostro cuore.

Donaci occhi capaci di vedere i segni della tua presenza
anche quando tutto sembra finito;
e donaci un cuore capace di credere e annunciare
che l'amore è più forte della morte;
Amen.