Omelia (03-04-2026)
Missionari della Via


Oggi siamo chiamati a sostare davanti alla croce, ad adorarla, a lasciarci interpellare, consolare e provocare da essa. Davanti a Gesù crocifisso non siamo chiamati a spiegare, ma a restare. Sul Calvario Dio non toglie il male con la forza, ma lo attraversa, vincendolo con l'amore. Davanti agli insulti, alle provocazioni non risponde con urla ma con la fedeltà al Padre, non si piega al male ma resta in alto, amando sino alla fine. È proprio contemplando il crocifisso che cadono le nostre false immagini di Dio: non un Dio amuleto che protegge dal dolore, non un Dio che premia subito o castiga, non un Dio che interviene solo se siamo giusti, ma un Dio vulnerabile, che ama fino a farsi rifiutare; un Dio capace di continuare ad amare anche se rifiutato, un Dio capace di riempire di senso anche le situazioni più assurde. E ci chiede: Vuoi un Dio potente o un Dio che ti ama fino alla fine? Nel crocifisso riconosciamo il volto tumefatto di Dio, ma possiamo anche riconoscere il volto piagato di ogni crocifisso della storia: chi soffre nel corpo, chi porta ferite nell'anima, chi è emarginato, chi è povero, chi è solo, chi è ingiustamente condannato o accusato... Il Venerdì Santo non solo ci ricorda che il nostro dolore non è estraneo a Dio, ma che proprio lì, in quel dolore, possiamo incontrarlo. Ed è proprio lì, in quel fratello o sorella che soffre, nel povero che non è guardato, nel solo che non è visitato, nella persona che si sente inutile o esclusa, che Gesù continua a dirci: «ho sete!» Sì, ho sete di te, del tuo amore.

«Facciamo tutto quello che ci è possibile proprio per fare dimenticare a Dio l'ingratitudine dell'uomo in cambio del suo amore sconfinato e perché non dimentichi di usare misericordia. E lì, davanti a noi, appeso alla croce e grida: "Ho sete"» (S. Madre Teresa).