| Omelia (02-04-2026) |
| Missionari della Via |
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Stasera entriamo nel triduo pasquale, cuore di tutto l'anno liturgico. Il brano della "lavanda dei piedi" che vedremo simboleggiato durante la celebrazione eucaristica, ci invita a contemplare l'amore di Gesù che si fa nostro servo, servo per amore. Gesù, consapevole di tornare al Padre, ama "fino alla fine" (Gv 13,1), trasformando il rito in un comandamento nuovo di servizio reciproco. Gesù depone le vesti, si cinge con un asciugatoio e lava i piedi ai discepoli, inclusi Giuda il traditore e Pietro, che lo rinnegherà. Chissà noi al posto di Gesù se avessimo saputo cosa c'era nel loro cuore forse li avremmo evitati. Gesù no, perché ama tutti, e non può fare a meno di amarci di un amore eccedente, gratuito, che quasi "disorienta". Infatti, Pietro passa dal rifiuto ("Non mi laverai mai i piedi", v.8) all'eccesso ("Anche le mani e il capo!", v.9), mostrando la difficoltà di accogliere il servizio divino. Pietro fatica a lasciarsi lavare i piedi dal Maestro, per lui dovrebbe essere il contrario: dovrebbe essere lui a servire il Maestro, a lavargli i piedi, e invece inizia a scoprire che Gesù è altro, e solo dopo la passione, morte e risurrezione capirà meglio. È Gesù che dà la vita per noi; è Lui che ci ama per primo di un amore gratuito, che non si merita, semplicemente si accoglie e vi si corrisponde; È Gesù che ci ha già perdonato sulla croce e ci offre il perdono. Egli innanzitutto ci chiede di lasciarci amare, servire e perdonare da Lui, accogliendo la salvezza senza alcun merito da parte nostra: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Il passo successivo è «lavare i piedi gli uni agli altri», che non è altro che una variante del che «vi amiate gli uni gli altri». Lavare i piedi dei nostri fratelli, quindi, vuol dire sentirci responsabili della loro fedeltà, servirli con gioia uno ad uno, «mettendo il cuore per terra perché gli altri camminino sul soffice» (San Josemaría, Via Crucis IX,1). L'agire di Gesù diventa dunque l'insegnamento centrale, il "testamento" che ci lasciato: «Vi ho dato un esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi» (v.15). Non un gesto di servizio ogni tanto per acquietare la coscienza, ma uno stile di vita volto al dono di sé. |