| Omelia (01-04-2026) |
| Missionari della Via |
|
Il brano di oggi descrive il patto di tradimento di Giuda Iscariota con i sommi sacerdoti per trenta pezzi d'argento, seguito dall'annuncio profetico di Gesù durante l'Ultima Cena. Giuda prende l'iniziativa, cercando l'occasione per consegnare Gesù, realizzando quel prezzo profetizzato in Zaccaria 11,12. Secondo diversi autori, Giuda consegnò Gesù non solo per denaro ma anche perché deluso da Lui. Infatti Giuda era uno zelota, un rivoluzionario che attendeva e "sognava" un Messia politico che avrebbe liberato il popolo dall'oppressione dell'Impero Romano. Probabilmente, Giuda consegnò Gesù per "costringerlo" ad agire, sperando che desse finalmente vita ad una rivolta. Sì, Giuda arriva a consegnare il Figlio di Dio perché se lo aspettava diverso; ma, a differenza del Battista, non mette in discussione il proprio modo di vedere le cose e tira dritto, arrivando a rifiutare la comunione con il Signore. Questo ci fa riflettere. Quante volte rifiutiamo la realtà o scambiamo il bene per male perché assolutizziamo i nostri criteri, o siamo centrati unicamente sulle nostre letture dei fatti. Quante volte, anche nelle semplici relazioni quotidiane, ci accaniamo contro gli altri perché, fissati sulle nostre interpretazioni degli avvenimenti, non siamo disposti a sentire niente e nessuno, nemmeno chi ha compiuto quell'azione che magari tenta (invano) di chiarire il suo intento. Questo atteggiamento di chiusura erode la pace, conduce spesso all'isolamento e, se non curato dall'umiltà, all'indurimento del cuore. Gesù non si arrende e sino alla fine cerca di recuperare Giuda. Durante la cena, dichiara: «Uno di voi mi tradirà»; identifica il traditore indirettamente come colui che intinge il pane con lui, e a Giuda dice: «Tu l'hai detto», offrendogli un'ulteriore chance di pentimento. Mentre i discepoli si interrogano, Giuda persevera nel suo proposito, celandolo con ipocrisia. Quante volte la luce di Dio ci raggiunge, anche attraverso la correzione degli altri, che in qualche modo ci richiama alla nostra responsabilità. Perché il Signore mai smette di amarci, di cercarci, di esserci fedele; nemmeno quando noi lo tradiamo. La domanda è: accolgo o rifiuto? «Gesù chiama "amico" Giuda: questa parola dice l'infinita tenerezza della carità del Signore. Noi possiamo tradire l'amicizia di Cristo, Cristo non tradisce mai noi, suoi amici! Anche quando non lo meritiamo, anche quando ci rivoltiamo contro di lui, anche quando lo neghiamo. Davanti ai suoi occhi, davanti al suo cuore noi siamo sempre gli amici del Signore. Lasciate che io domandi a Gesù, a Gesù che è in agonia, a Gesù che ci accetta come siamo, lasciate che io gli domandi, come grazia pasquale, di chiamarmi amico. Perché la Pasqua è questa parola, detta a un povero Giuda come me, detta a dei poveri Giuda come voi. Questa è la gioia: che Cristo ci ama, che Cristo ci perdona, che Cristo non vuole che noi disperiamo. Per lui, noi saremo sempre gli amici» (don Primo Mazzolari). |