Omelia (31-03-2026)
Missionari della Via


È difficile accettare che proprio gli amici, quelli di cui ci fidiamo, possano tradirci o rinnegarci. Gesù, come noi, ha conosciuto questa ferita: Giuda lo ha consegnato, Pietro negherà di conoscerlo. Gesù non poteva che esserne profondamente turbato, come saremmo noi venendo a conoscenza che qualcuno a cui vogliamo bene ha preferito rompere la relazione con noi per un beneficio personale. Quei trenta denari, in realtà, sono poca cosa; non fu per i trenta denari ma per un guadagno maggiore che Giuda tradì: affermare se stesso. Colui che intinge il boccone nel nostro piatto, che sta con noi, condivide con noi e poi allontana il suo cuore, lo fa per affermare se stesso, un se isolato e individualista, che attenta alla fraternità, al legame. È triste, è doloroso! Ancor di più, perché ricordiamo tutti che quel bacio, che resterà inciso nei secoli come l'immagine del tradimento, per noi è un gesto intimo di amore. È evidente che il maligno si insinua nel cuore di chi tradisce, distorce la realtà, inganna. Ne vediamo un esempio nel deserto, dove il diavolo è maestro insieme a Gesù, tanto che si citano le parole di Dio a vicenda; con la differenza che il maligno le distorce. Nelle mani del divisore ogni cosa bella diventa un'arma per ferire: pure la dolcezza di un bacio. Quanti tradimenti sono così violenti che distruggono i gesti più belli: l'intimità, la fiducia, la parola data, gli ideali comuni, i momenti condivisi! Ma chi è la vittima di un tradimento? Prima di tutto è il traditore, che ponendosi sul piano di Dio a suo tempo rimane svuotato da ciò che non è, vittima di un'illusione. Giuda, sicuramente, per essere stato scelto come discepolo, aveva inquietudine e generosità nel suo cuore ma rimase vittima di un pensiero totalitario. Ogni pensiero totalitario che pretende di assolutizzare tutto toglie l'inquietudine dal cuore, ma pian piano fa marcire dentro. Giuda per un po' si sarà sentito "dio": quello che gestiva le sorti di tutti, che vendeva anche Gesù, che dirigeva le cose secondo una sua intuizione, il vittorioso; ma poi, fu avvelenato dalla consapevolezza di aver tradito l'amore, di aver sciupato la relazione. Giuda non ebbe umiltà e, consapevole di tutto ciò, pensò di non meritare più quell'amore che aveva sciupato. È così che tradiamo: quando tutto ruoto attorno a noi, quando l'interesse personale prevale su tutto, quando i nostri pensieri, sentimenti, ragionamenti diventano totalizzanti. Ed è così che entriamo nella disperazione: quando l'umiltà non ci rialza, quando pensiamo che i nostri errori ci definiscano per l'eternità, che non possiamo cambiare il corso degli eventi. Giuda si uccise disperato, ma non fu questa la sua etichetta! Tanti dimenticano che Giuda era un apostolo scelto da Gesù, un cuore generoso che lasciò tutto per seguire l'amore, ma nessuno abitualmente lo chiama Giuda l'apostolo, o Giuda il suicida, ma l'ultimo atto che segnò il destino del suo nome, fu "il traditore". A ogni tradimento commesso o subito facciamo conseguire una sfiducia crescente, per la quale amare ancora ci sembra un azzardo che potrebbe provocarci sofferenza. Tante volte, dopo aver tradito o essere stati traditi, abbiamo paura anche noi di ricevere la stessa etichetta di Giuda. Abbiamo ragione: potrebbe succedere, ma dobbiamo anche dirci che fidarsi potrebbe provocare sofferenza, ma potrebbe anche far fiorire l'amore. A noi scommettere sempre sull'amore umile, sincero, divino; sia quando siamo traditori, che traditi: l'amore può vincere sempre. Pensa a qualcuno di preciso che ti ha tradito o hai tradito: vuoi far vincere l'amore?

«Gesù, per così dire, si è già messo nel cuore che deve passare al Padre e vuole amare i suoi sino alla fine. Satana ha messo nel proprio cuore un'altra cosa: che Giuda deve tradire Gesù. Ha visto che Giuda è il più debole, che è un po' amareggiato e scontento, che è al limite della definitiva rottura, che ha fatto dei passi in questa linea e allora si impegna contro di lui. La lavanda dei piedi diventa così la lotta tra Gesù e satana per salvare Giuda: Gesù compie un gesto di umiltà per riuscire a smuovere l'animo di Giuda che sta per essere invaso dalla tentazione satanica del tradimento. Gesù lotta per l'uomo: lotta per Giuda, non soltanto per Pietro e per gli altri discepoli. Vuol far vedere a Giuda, con un gesto simbolico, che lo ama fino in fondo, che vuole morire per lui, che lo stima, che gli è vicino, che gli è sottomesso quasi come servo. Cerca di conquistarne il cuore, di strapparlo alla forza dell'avversario. In questa interpretazione leggiamo meglio lo stile drammatico, contrappositivo dell'esperienza cristiana secondo il Nuovo Testamento: la lotta tra Cristo e satana, la lotta tra la luce e le tenebre per il cuore dell'uomo» (Carlo Maria Martini).