Omelia (30-03-2026)
Missionari della Via


La differenza fra l'amicizia della famiglia di Lazzaro e quella di Giuda è evidente dal risultato finale. Maria dona, Giuda vuole ricevere. Nonostante la gente sapesse già della resurrezione di Lazzaro (tanto che volevano uccidere Gesù per nascondere questo evento, e uccidere anche Lazzaro che ne rappresentava la prova), Giuda che sapeva e stava con Gesù non cambiò il suo cuore. La sequela di Gesù può essere motivata anche da interessi personali che emergono e guastano la generosità dei discepoli del Signore. Giuda sicuramente è stato chiamato da Gesù, ma la sua risposta, l'amicizia del discepolo, non ha significato una sequela, un'obbedienza, un lasciare i propri pensieri, un farsi meravigliare dalla novità portata da Cristo. Spesso, quando seguiamo Gesù pensiamo di non aver più bisogno di essere evangelizzati. Papa Francesco sovente metteva in guardia i sacerdoti: «San Giovanni Paolo II ci ricordava che «il sacerdote, come la Chiesa, deve crescere nella coscienza del suo permanente bisogno di essere evangelizzato» (Esort. ap. postsin. Pastores dabo vobis, 25 marzo 1992, 26). E vai a dire tu a qualche vescovo, a qualche sacerdote che dev'essere evangelizzato... non capiscono. E questo succede, è il dramma di oggi». Sì, è un vero dramma pensare di non vigilare più sul nostro cuore, non far entrare Cristo nel nostro pensiero e nelle nostre azioni: ci può far diventare discepoli per convenienza, anche amici per convenienza, che usano le relazioni per i propri interessi.

«Chi è diventato amico per convenienza, per convenienza finirà di esserlo. Chi si è procurato un amico perché lo aiutasse nella malasorte, non appena ci sarà rumore di catene, costui sparirà. Sono le amicizie cosiddette opportunistiche: un'amicizia fatta per interesse sarà gradita finché sarà utile. Così se uno ha successo, lo circonda una folla di amici, mentre rimane solo se cade in disgrazia: gli amici fuggono al momento della prova; per questo ci sono tanti esempi infami di persone che abbandonano l'amico per paura, e di altre che per paura lo tradiscono. L'amicizia invece somiglia un po' all'amore. Si ama forse per denaro? Per ambizione o per desiderio di gloria? L'amore di per sé trascura tutto il resto e accende negli animi un desiderio di bellezza e la speranza di un mutuo affetto. Ma come ci si accosta ad essa? Come a un sentimento bellissimo, non per lucro, né per timore dell'instabilità della sorte; se uno stringe amicizia per opportunismo le toglie la sua grandezza» (Lucio Anneo Seneca).