Omelia (29-03-2026)
Omelie.org (bambini)


Se dovesse arrivare oggi una persona famosissima, ad esempio un calciatore, un cantante, il presidente della repubblica, il re d'Inghilterra, secondo voi come arriverebbe? Sicuramente arriverebbe o con un elicottero, o con un jet privato, o con un'auto di lusso.
Quanto contrasta il confronto con il Figlio di Dio, di cui oggi festeggiamo l'entrata in Gerusalemme! Gesù entra seduto su un asino!
È un'immagine proprio strana... "Almeno fosse entrato in città su un cavallo che è un animale più di lusso!" potremmo pensare. Ma invece usa proprio un asino che è l'animale dei poveri e di chi lavora.
Forse voi non sapete a che cosa servivano, nei tempi passati, gli asini.
Erano animali apprezzati per la loro resistenza, forza e capacità di adattamento in ambienti difficili. Il loro compito principale è sempre stato quello di "bestie da soma", cioè animali utilizzati per il trasporto di carichi pesanti come legna, pietre, carbone, specialmente su sentieri stretti, scoscesi o in zone montuose dove i carri non potevano passare. Venivano usati anche per il lavoro agricolo per arare e per far girare le macine del grano. Erano utilizzati anche nelle miniere perché erano ideali per muoversi in spazi piccoli, come lo erano le gallerie minerarie.
Nel corso della storia, e anche durante la Prima e Seconda Guerra Mondiale, gli asini sono stati usati anche per trasportare munizioni, provviste e materiali vari in terreni difficili, inadatti ai mezzi motorizzati.
Poi, grazie alla meccanizzazione dell'agricoltura e all'arrivo dei mezzi di trasporto a motore, l'uso degli asini è diminuito.
Tutto questo che vi ho detto è per farvi capire il significato di questa entrata a Gerusalemme di Gesù su un asino: non è un re che vuole farsi vedere, che vuole comandare o mostrare il suo potere... è invece un re umile e mite. Gesù ci insegna che la vera grandezza non sta in chi comanda, ma in chi si mette a servizio degli altri.
Egli ci ha mostrato che essere un "capo" nel Suo Regno non significa stare seduti su un trono, ma essere quello che tiene la "porta aperta" per tutti gli altri, cioè che è sempre accogliente nei confronti di tutti.
L'esempio più importante che Gesù ci ha lasciato è la lavanda dei piedi che ha fatto ai suoi apostoli durante l'ultima cena. Ai suoi tempi, le strade erano polverose e si portavano i sandali. Lavare i piedi era il lavoro più umile di tutti.
Immaginate Gesù, che è il Re dell'Universo, che si mette in ginocchio per lavare i piedi sporchi dei suoi amici. Non l'ha fatto perché doveva, ma per dire: "Ti voglio bene e mi prendo cura di te", perché la grandezza non è farsi servire ma servire, accorgersi di chi ha bisogno e mettersi a disposizione.
Per fare un esempio, prendiamo in considerazione una squadra di calcio. Chi è il vero capitano? Quello che segna tutti i gol e si vanta, o quello che passa la palla al compagno che non ha mai segnato per farlo felice?
Il vero "grande" è quello che aiuta tutta la squadra a giocare meglio, non quello che vuole brillare da solo!
Chi serve è come un "ponte" che permette agli altri di passare, cioè di essere felici.
Vediamo alcune situazioni in cui potreste essere un "ponte" e non un "burrone". Pensate a una giornata a scuola: se vedete un compagno che ha dimenticato la merenda o che è triste perché non sa fare un compito e voi lo aiutate, in quel momento siete più grandi di qualsiasi re perché avete usato la vostra disponibilità per fare felice qualcun altro. Un altro esempio potrebbe essere questo: invece che decidere sempre voi il gioco, chiedere ai vostri amici: "A che cosa vi piacerebbe giocare?". Oppure, a tavola, invece che prendere il pezzo più grande della torta, aspettare che si servano gli altri. Oppure, invece che prendere in giro chi sbaglia per sentirsi più bravo, sedersi vicino al compagno che ha più difficoltà nell'apprendimento ed aiutarlo.
Potete pensare a tante altre situazioni considerando le vostre giornate... lascio a voi fare l'esame di coscienza per capire dove e quando non avete agito bene oppure dove e quando vi siete comportati come vorrebbe Gesù.
Oggi siete venuti in chiesa sventolando un rametto di ulivo. Perché?
Perché, come la folla un tempo, volete far festa anche voi a Gesù, il re dei re!
E perché i rami di ulivo? Il motivo più importante viene dalla Bibbia, dalla storia di Noè e del diluvio universale. Dopo tanta pioggia, Noè fece volare una colomba per vedere se c'era terra ferma. La colomba tornò con un rametto di ulivo nel becco. Quel rametto era il segnale che la terra era di nuovo un posto sicuro e che Dio si era riconciliato con l'umanità. Da allora, l'ulivo dice a tutti: "La tempesta è finita, ora torna il sereno". L'ulivo è il simbolo della pace.
Vorrei proporvi questo piccolo gesto: prendete il rametto di ulivo. Se oggi avete discusso con un amico o un fratellino, scambiatevi il rametto. Sarà il vostro modo per dire, come la colomba di Noè: "Il brutto tempo è passato, torniamo a sorridere!".
Accogliere Gesù con l'ulivo, allora, significa dirgli: "Vogliamo che nel nostro cuore e nel mondo ci sia la tua pace".
Nel Vangelo ci viene detto anche che la folla gridava: «Osanna al figlio di Davide!». "Osanna" è un grido di gioia, un grido di festa grandissima, più grande della gioia che si prova allo stadio dopo un goal!
"Osanna" significa "Salvaci! Aiutaci! Evviva!". È come dire a Gesù: "Sei tu il nostro supereroe, sei l'unico che può portarci la vera felicità! Sei il nostro Re speciale, siamo felici che tu sia qui, aiutaci ad essere buoni come Te!".
Perché "Figlio di Davide"? Sapete anche voi quanto importante sia sapere di chi siamo figli! A me, ad esempio, è capitato qualche volta di spiegare chi ero a qualcuno che me lo chiedeva ma non mi riconosceva... e quando dicevo che ero figlia di Luigi Visonà e di Luigia Altissimo, e che il mio nonno si chiamava Eliseo e che era il sarto da uomo di Valdagno, allora subito capivano chi ero io.
Gesù, Figlio di Davide: Davide era il re più grande e amato della storia d'Israele. Dicendo "Figlio di Davide", la gente voleva dire: "Gesù, noi lo sappiamo che sei Tu il Re che aspettavamo da tanto tempo! Il tuo antenato è stato il re più famoso e amato da Dio. Sei Tu il Messia promesso che porterà l'amore nel mondo".
La Domenica delle Palme è dunque una domenica di festa e Gesù ci fa capire che il Suo è un regno di pace e di amicizia, non di forza: è la festa di chi sceglie la gentilezza. La folla agitava i rami che è come fare un grande applauso o sventolare una sciarpa allo stadio. Inoltre la gente era così felice che si toglieva i mantelli e li stendeva per terra creando un tappeto per far passare Gesù: quando qualcuno stende un tappeto per te significa che sei un ospite d'onore!
La Domenica delle Palme dà inizio alla Settimana Santa.
È una settimana speciale, la più importante dell'anno perché è il momento in cui Gesù ci fa il regalo più grande che si possa fare, è quella settimana in cui Gesù ci mostra, con la sua vita, quanto ci vuole bene perché ci dona tutto se stesso.
Quel rametto di ulivo che porterete a casa non è un portafortuna, ma è un promemoria. Ogni volta che lo guardate ricordatevi di fare un gesto di pace: chiedere "scusa", non litigare, dire "grazie", domandare "permesso", perdonare...
È il modo più bello per fare festa a Gesù.
Commento a cura di Maria Teresa Visonà