| Omelia (29-03-2026) |
| don Roberto Seregni |
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Il re crocifisso Una voce roca interrompe il flusso dei miei pensieri. Seduto nell'antica chiesa coloniale di San Pedro, stavo contemplando il bellissimo crocifisso che domina il presbiterio, quando un nonnino mi obbligò a tornare sul pianeta terra per una confessione. Ascolto con attenzione le sue parole, il suo racconto; provo a immaginare la vita di un uomo cresciuto sulla cordigliera andina e ora costretto dalla malattia di una figlia a vivere nel caos totale della periferia di Lima. Piange mentre mi racconta il calvario che sta attraversando la sua bimba quarantenne; piange ricordando la sua casa, la sua terra, i suoi animali venduti per pagare il viaggio e le cure. Piange, e le lacrime scorrono aprendosi strada tra le rughe profonde del suo viso scavato dai sacrifici e dal duro lavoro dei campi. Piange e alza lo sguardo verso il crocifisso. Mi commuove questo incrocio di sguardi. Forse quell'uomo ferito e sradicato dalla sua terra ha trovato consolazione e speranza tra le ferite e l'agonia di Gesù. Ci stringiamo la mano e lo invito a partecipare alle celebrazioni della Settimana Santa. «Paqarinkama», mi saluta in quechua. Ci vediamo domani. E resto lì, ai piedi della Croce. In silenzio. Lo guardo e mi lascio guardare. L'iscrizione recita: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Dei Giudei e del mondo intero. Lui è il mio re. Ma un re che sorprende e destabilizza. Un re che dobbiamo ancora imparare a conoscere, ad amare e a riconoscere nelle pieghe del tempo. È un re che entra a Gerusalemme non su un cocchio regale, ma su un asinello in prestito. È un re che, tra il tradimento di Giuda e l'annuncio del rinnegamento di Pietro, dona tutto se stesso nel pane spezzato e nel calice della nuova alleanza. È un re che si spoglia delle sue vesti e, tra gli sguardi sbigottiti dei presenti, si mette in ginocchio e inizia a lavare i piedi dei dodici discepoli. È un re fragile e indifeso come ogni uomo. È un re solo, abbandonato dai suoi amici. È un re senza trono e senza scettro, nudo e irriconoscibile, appeso a una croce. È un re che ha bisogno di un cartello per essere riconosciuto. È un re che muore nella più completa solitudine. Gesù condivide l'abbandono, la solitudine, la povertà e la morte con tutti i crocifissi della storia. Gesù non ci salva dalla morte, ma nella morte. Ci salva condividendo radicalmente la nostra povertà e fragilità. Lui è entrato nella morte affinché tutti noi potessimo vivere. La sua Croce è il nuovo asse gravitazionale dell'universo intero. Approfitto di questo spazio per condividere con voi l'uscita del mio nuovo libro: Incontri in spirito e verità, edito con Ancora. Insieme al caro amico don Giuseppe Di Stefano, abbiamo meditato sui personaggi del Vangelo di Giovanni. Questo nuovo libro è una passeggiata affascinante tra le pagine intense e sorprendenti del Quarto Vangelo, per scoprire che, tra i suoi sentieri, si parla anche di te. Un abbraccio don Roberto |