Omelia (25-03-2026)
don Michele Cerutti
Annunciazione: mistero della ferialità

L'Annunciazione non è un evento confinato nel passato, ma accade ogni volta che il quotidiano si apre all'eterno. Dio non sceglie i grandi palcoscenici della storia, ma entra nel silenzio di una casa a Nazaret, ricordandoci che la salvezza non passa per il clamore, ma per i sentieri della normalità e della discrezione. Questo ci insegna che il nostro "sesto mese", ovvero il tempo della nostra vita già in corso con i suoi pesi e le sue gioie, è il momento esatto in cui la Grazia chiede di abitare. Non dobbiamo attendere condizioni ideali per rispondere a Dio: è proprio dentro la trama delle nostre giornate, spesso segnate dalla stanchezza o dall'abitudine, che si inserisce la novità che trasforma tutto.
Il turbamento di fronte all'annuncio è la prova di una fede che non è ingenua sottomissione, ma ascolto profondo. Interrogarsi sul "come avverrà" significa vivere una spiritualità adulta, che non spegne l'intelligenza ma la mette al servizio del mistero. In questo dialogo tra il cielo e la terra, il timore lascia spazio al discernimento, permettendoci di capire che ogni chiamata è una proposta di libertà. Dire "avvenga per me" non è una rinuncia alla propria volontà, ma l'atto di chi sceglie di collaborare con l'Assoluto, permettendo alla Parola di farsi carne, mani e cuore nei gesti minimi del nostro ufficio, della nostra casa e delle nostre relazioni.
Accogliere oggi questo annuncio significa dunque smettere di essere spettatori passivi della propria esistenza. Siamo chiamati a diventare "luogo" di accoglienza, dove l'imprevisto di Dio può rompere i nostri schemi e le nostre chiusure. La vera sfida della vita quotidiana è guardare alla nostra fragilità non come a un ostacolo, ma come allo spazio preferito in cui la forza dello Spirito può operare, rendendoci capaci di generare speranza laddove sembra regnare solo l'ordinarietà.