| Omelia (28-03-2026) |
| Missionari della Via |
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L'epilogo di tutto ciò che accadde a Gesù fu la croce, che ci dice tutto sulla nostra idea di Dio. Spesso, guardando il Crocifisso che pende dal nostro collo o dalle pareti delle chiese, ci ritroviamo a domandarci: "Dio, dove sei?" Le croci che incontriamo nel mondo - quelle visibili e quelle invisibili - ci parlano di dolore, di ingiustizia, di solitudini che gridano nel silenzio. E noi cristiani, che portiamo il segno della croce come promessa e memoria, sappiamo che Dio c'è. Da qualche parte, c'è. Ma sorgono tanti dubbi, che spesso ci fanno dimenticare l'esperienza stessa di Gesù, che dovrebbe far sorgere un'altra domanda, più inquieta, più urgente: se il mondo ospita più di 8 miliardi di persone, com'è possibile che vada così? Com'è possibile che si continui a morire di fame, di guerra, di indifferenza? Che il cuore umano resti spesso chiuso, distratto, incapace di compassione? Dov'è l'uomo che Dio ha creato per il giardino, per custodire la bellezza, per generare paradiso? La vicenda di Gesù ci dice la drammaticità di un Dio che rende l'uomo libero anche di ucciderlo, ma che ci prova sempre a portarci a risorgere. Invece ci sono gli uomini che giudicando Dio, non guardano al loro cuore. I farisei riuscirono a dire: «E' conveniente che muoio uno solo per il popolo!». Coloro che, già sacerdoti votati a Dio, avevano assistito ai miracoli, a ciò che Gesù compiva nei cuori di tanti, che avevano visto gente intrepida seguirlo, paralitici mettersi in piedi, ciechi riquistare la vista, morti risuscitare, si preoccuparono non di comprendere se c'era del buono, se c'era traccia di Dio in quello che operava, ma si preoccupano che gli altri potessero credere in Gesù. Perciò, il sommo sacerdote decide di profetizzare, di parlare in nome di Dio, condannando Gesù a morte, profetizzando che fosse volontà di Dio. Miseria umano messa in atto, diffamazione, un vero è proprio abuso di potere. Chi parla in nome di Dio con questi sentimenti gli attribuisce la propria malvagità. Risuona ancora una parola: "dov'è l'uomo?". E: dove sono io che ogni tanto ho la tentazione di giudicare Dio e di abusare dei miei piccoli e grandi poteri? Dove sono io quando vedo ancora qualcuno abusare del suo potere? «C'è abuso spirituale quando qualcuno (pastore, prete, guida o un altro dirigente cristiano in un gruppo di preghiera, una comunità o una parrocchia) approfitta della sua posizione di autorità per controllare o dominare una o più persone...[...] C'è abuso spirituale anche quando un responsabile cristiano si serve di altri per soddisfare alcuni suoi bisogni psicologici o emozionali o i bisogni dell'istituzione che egli dirige[...] L'abuso spirituale è un abuso di autorità, aggravato dall'utilizzo dell'autorità divina, con lo scopo di dominare una o più persone» (J. Poujol). |