| Omelia (27-03-2026) |
| Missionari della Via |
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Tra le verità più alte del cristianesimo vi è questa: Gesù ha proclamato apertamente la propria divinità, e tale affermazione fu compresa con chiarezza da coloro che lo ascoltavano. La sua risposta alla minaccia dei Giudei non smentisce ciò che essi avevano intuito, ma lo conferma: proprio ciò per cui lo accusavano era la verità. Con le sue parole, Gesù ha sigillato la rivelazione della sua identità divina. Questa è la rivoluzione di Gesù: non soltanto uomo ma vero Dio! Ancora oggi tale mistero continua a scandalizzare: come può Dio nascere in una mangiatoia e morire su una croce? Come può Dio essere portato nel grembo di una donna? «Sarebbe bello che i cristiani avessero coscienza che il centro della loro fede è una bestemmia per tutte le religioni; piccolo scandalo ma è vero» (p. Silvano Fausti). Ciò in cui crediamo rimane, anche oggi, per altre confessioni religiose, un inciampo: Dio è troppo grande per abbassarsi e farsi uomo! Era questo il pensiero di coloro che ascoltavano Gesù, che osava dichiararsi Dio; perciò, la rabbia prevalse in queste persone credenti. Gesù vide come i Giudei rispondevano con la violenza, chiudendosi al dialogo. La verità non sta sempre nel mezzo: alcune volte possiamo aderire a cose profondamente elevate e altre essere praticamente vili, perché, nella nostra natura umana sappiamo raggiungere l'unione con Dio ma anche cadere negli abissi dell'abiezione. I Giudei, in quel momento, scelsero la via della violenza, rifiutando il dialogo che Gesù cercava di aprire. Anche nelle nostre case e nelle relazioni che intessiamo, come nel confronto stesso con altre realtà religiose, possiamo arrivare alla violenza. Il segno distintivo dei cristiani che vive nel quotidiano non è la pretesa di possedere la Verità come un tesoro da difendere ma la capacità di dialogare. «È sorprendente che il riconoscimento di Gesù Figlio di Dio sia avvenuto proprio dagli ebrei, a cominciare dai Dodici, che lo hanno veduto e udito (cfr. 1 Giovanni, 1, 1-3), che hanno mangiato e bevuto con lui (Atti, 10, 41) e sono vissuti con lui (cfr. Atti, 1, 21). Non avrebbe procurato reazione né prodotto smarrimento una creatura particolarmente legata a Dio: un profeta, un messaggero divino, un mediatore scelto e da lui prediletto. La stessa storia di Israele ne aveva riconosciuti (Giovanni il Battista, Elia, Geremia) come appare dalla risposta di Pietro alla domanda di Gesù sul giudizio della gente riguardo alla sua identità (Matteo, 16, 13, 14). Ma non appariva invece sopportabile ed equivaleva a una bestemmia la pretesa di un uomo, Gesù, che aveva a Nazaret il padre, la madre, di avere il potere di rimettere i peccati (Matteo, 9, 2-3), di identificarsi con "il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza" (Matteo, 26, 64). L'annunzio di Gesù quale Figlio di Dio, venuto nella carne, è il cuore della predicazione evangelica. Ed è, insieme, una verità non facile da conservare» (don Inos Biffi). |