Omelia (26-03-2026)
Missionari della Via


Le parole forti di Gesù si scontrano con l'irrisione dei farisei che lo accusano di glorificare se stesso. Anche Abramo, come leggiamo nella prima lettura di oggi, compie un cammino: "il difficile passaggio da una fecondità a partire da se stesso, già contenuta nel significato del suo nome, che richiama "un padre alto", per aprirsi a una nuova fecondità assai più ampia e duratura, che è "frutto di una relazione con il "padre altro" che è il padre di tutti" (Michel David Semeraro). Il Signore Gesù sembra indicarci il passare a una relaziona altra, non ego centrata. Abramo viene chiamato padre e vive una paternità a immagine di quella di Dio, il padre di tutti i padri. Perciò Gesù può dire che anche il padre Abramo aspettava di vedere Lui, immagine del Padre, l'Io sono, Dio incarnato. Anche noi abbiamo bisogno di fare questo passaggio: di non pensare che tutto parta da noi e finisca con noi, sicuri che siamo figli di un'autorità validante, cioè che ci rende capaci di essere. Perciò Gesù ci chiama a indicare dove risiede la gloria! Noi spesso abbiamo un forte desiderio di essere visti che ci fa cercare gloria, domandare consensi, avere un'urgenza di grandezza. Gesù invece, minacciato di essere lapidato, proclamava la verità, non la vanità. L'inno alla carità di san Paolo riassume la gloria di Dio così: «se non avessi la Carità non sarei nulla» (cf 1 Cor 13,1-3). Se l'Amore, Dio, non è con noi, non siamo nulla e combattiamo sempre con la tentazione primigenia di metterci al posto di Dio. Questa tentazione regna in vari ambiti, non solo nelle famiglie ma anche nelle comunità cristiane. Possiamo ergerci a onnipotenti, pensare sempre che siamo capaci di dare, anche se non ci preoccupiamo di essere, di contenere in noi Dio stesso.

«L'umiltà è la libertà da sé stessi. Chi si esalta, in genere, sembra non avere trovato niente di più interessante di se stesso, e in fondo è ben poco sicuro di se stesso. Ma chi ha compreso di essere tanto prezioso agli occhi di Dio [...] ha una dignità che brilla da sé stessa. Essa viene in primo piano, sta al primo posto, senza sforzo e senza strategie, quando invece di servirci delle situazioni impariamo a servire. Carissimi, chiediamo oggi che la Chiesa sia per tutti una palestra di umiltà, cioè quella casa in cui si è sempre benvenuti, dove i posti non vanno conquistati, dove Gesù può ancora prendere la parola ed educarci alla sua umiltà, alla sua libertà» (papa Leone XIV).