| Omelia (15-03-2026) |
| padre Gian Franco Scarpitta |
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La luce vita, sapienza e verità Gesù fonte d'acqua viva equivale a Gesù che è la vita. Se l'acqua è la vita, Gesù ne è la sorgente che ne garantisce sempre la sussistenza. La vita però sta anche nella luce, che sortisce il rigoglio delle piantagioni, specialmente in primavera ed estate. Dove c'è luce c'è la vita e con essa c'è anche orientamento per percorrere il sentiero e individuare la direzione. Orientamento che è indispensabile nelle scelte di vita, che devono essere sempre mirate e lungimiranti, soprattutto in determinati ambiti speciali. Come ad esempio nell'episodio relativo alla scelta di Davide, il giovane e fulvo pastorello, che, non senza sorpresa di tutti gli astanti e dello stesso Samuele, viene scelto fra tutti per essere poi il futuro re d'Israele. Dio avrebbe potuto eleggere qualcun altro dei figli di Iesse, più maturi e navigati, ma preferisce conferire il suo Spirito proprio a lui, il più giovane e innocente, intento solo a pascolare il gregge. Le scelte vanno fatte con razionalità e attenzione, ma considerando sempre il volere di Dio, che spesso contrasta con le aspettative umane di elezione. Occorre fare discernimento in campo vocazionale, relativamente a tutti i possibili percorsi di vita per comprendere quale sia il senso della nostra vita stessa e lo specifico della nostra chiamata. Già in questo occorre che siamo illuminati, sostenuti cioè da quella luce che orienta e indirizza, facendo in modo che sempre e in ogni caso protendiamo per la vita. In quest'ultimo senso intendiamo la vocazione vera, la ragione della nostra speranza e il fondamento della nostra realizzazione al presente e al futuro. La luce è quella che permette di vivere e non di sopravvivere. Socrate diceva che l'uomo non è un bipede a schiena eretta, ma è capace egli stesso di partorire la verità grazie a un Daimon, una voce interiore che scongiura ogni devianza. Noi si cerca la verità in Dio che è luce, nel suo Cristo che è egli stesso via, verità e vita. Vedere e non semplicemente guardare è il criterio della verità fondamentale a cui la luce ci conduce, come nel caso di questo pover'uomo non vedente sin dalla nascita, che da' l'opportunità a Gesù di dichiararsi e di manifestarsi "luce del mondo" in un duplice senso: 1) illuminando i suoi discepoli che, seguendo gli stereotipi dell'epoca, associavano l'infermità di questo cieco a una colpa commessa da egli stesso o dai genitori. Gesù fa' luce loro, anzi apre loro gli occhi sulle "grandi opere di Dio", quelle che manifestano la salvezza, il Regno e la vita eterna, che comincia già in questo nostro mondo. Gesù tira fuori i suoi dalle barriere del pregiudizio che comportavano il distacco sociale e la discriminazione e annuncia la verità su determinati mali fisici: Dio li fa suoi, li assocerà alla croce del suo Figlio per condividerli e intanto essi sono occasione perché Dio si manifesti nella sua gloria come unico che ha la meglio sul male e sulla morte. 2) Gesù dona la vista a questa persona che non aveva mai usufruito di facoltà ottiche, applicandogli del fango sugli occhi e poi mandandolo nella piscina il cui nome è Siloe, Inviato. Ua conduttura che raccoglieva acqua "inviata", trasmigrata ma che adesso per simboli indica in Gesù il vero Inviato del Padre. Appunto in questo sta la grande opera di Dio compita in Gesù: nell'eseguire questa guarigione fisica, conferisce anche la luce che gli permette di vedere ad oltranza, di scrutare e comprendere a fondo il mistero di Dio: uno che compie tali opere non può che venire da Dio. Non è possibile che Gesù sia un peccatore proprio perché Dio (come voi Giudei dite) non potrebbe ascoltare i peccatori per un'opera così straordinaria. Il giovane ora vedente parla da "illuminato", raggiunto e pervaso dalla luce nuova della verità che lo condurrà alla vita. L'atteggiamento dei suoi ostinati interlocutori ci dice invece che, nonostante la luce, c'è chi si ostina a non vedere. Negare l'evidenza in fondo non è una novità, per coloro che vogliono credere a tutti i costi in qualcosa che non amano abbandonare. Quando si hanno delle scuse o dei presti, la cosa peggiore è credere in essi, radicarsi e convincersene al punto che qualsiasi discorso in senso opposto è vano e infruttuoso, Perché non si vuol vedere nonostante la luce. Si amano le tenebre per ragioni si comodo. Noi da che parte stiamo? Del cieco nato che, recuperata la salute fisica si dispone anche alla visione della verità e della vita o dalla parte di coloro che amano restare consolidati nelle loro posizioni? Dicevamo che Gesù supera il preconcetto dell'uomo gravato dal male perché peccatore, tuttavia la luce che lui è dissipa comunque il peccato e le tenebre dell'errore. Gesù rischiara l'uomo anche intorno alla sua condizione peccaminosa, al suo orgoglio, alla presunzione e questa luce richiede semplicemente che si aprano gli occhi perché la si accolga. Ancora una volta richiede che ci si converta radicalmente orientandoci verso Dio, soprattutto in questo periodo lieto della Quaresima in cui si comincia il conto alla rovescia per andare più spediti verso la Pasqua. |