| Omelia (15-03-2026) |
| padre Antonio Rungi |
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La guarigione del cieco nato Il Vangelo di questa quarta domenica della Quaresima su cui ci soffermiamo nella nostra riflessione ci presenta un altro importante e significativo miracolo compiuto da Gesù e che nelle in risalto alcuni fondamentali aspetti della vita di fede, speranza e carità. In questo brano del Vangelo di Giovanni sono, infatti, espresse in modo chiaro queste tre virtù teologali. La fede, espressa dalla vista conquistata per la prima volta dal cieco, venuto alla luce con questa limitazione grandissima per una persona qualsiasi e particolarmente per un uomo, piuttosto grande di età. La speranza della guarigione che emerge chiaramente da tutto il rito impostato ed impastato da Signore per dare la vista a quell'uomo e che passa attraverso l'utilizzazione del fango e della saliva, due elementi biblici che hanno attinenza con la creazione dell'uomo. La carità espressa da Gesù nei confronti di questo uomo che chiede il suo aiuto e che riceve di fatto in modo completo, considerando il fatto che incomincia a vedere la prima volta nella sua vita. Ciò che è interessante cogliere in questo brano è l'errata convinzione della gente che ogni privazione fisica o limitazione biologica, che oggi si chiama handicap e chi lo possiede definito diversamente abile, fosse una conseguenza del peccato del soggetto e dei parenti. Una forma di maledizione del cielo che, secondo una falsa interpretazione del vecchio testamento, era la punizione divina nei confronti della persona o della famiglia. Gesù con la sua catechesi sulla sofferenza, sulla malattia o sulla privazione di qualcosa di fisico spiega con dovizia la malattia e la sofferenza alla luce della grazia e non della privazione. Ogni limitazione biologica non è punizione, ma occasione di purificazione e santificazione per se stessi e per gli altri. Nel miracolo del cieco nato c'è tutta la potenzialità della grazia di Dio e dell'amore del Signore verso gli ultimi e i sofferenti. Il discorso morale sul peccato legato alla malattia fisica è superato dal Signore concentrando l'attenzione sulla persona guarita e sul dono ricevuto della salute fisica completa, piuttosto che alla sua precedente carenza. Bisogna vedere nella logica di Dio sempre il positivo in tutti i sensi e non c'è passo biblico, miracolo o parabola del Signore se no improntata a questo aspetto e a questa importante rivelazione che Dio è amore, vicinanza, perdono, misericordia e soprattutto luce, speranza e vita anche per chi brancola nel buio della mancanza di fede e vive nel peccato. C'è sempre per tutti il momento e l'occasione per guarire o aiutare gli altri a guarire dai propri difetti spirituali. Non si tratta di essere medici del corpo, che ci sono gli addetti alla professione, ma di essere compagni nel cammino spirituale aiutando chi è cieco spiritualmente a trovare per la prima volta o a ritrovare la luce della fede, della speranza e della carità che il miracolo del cieco nato mette in risalto in modo chiaro ed evidente. Gesù doni a ciascuno il dono meraviglioso della luce del suo amore e del suo spirito. Amen. |