| Omelia (15-03-2026) |
| don Andrea Varliero |
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Gli occhi della fede Dicono che la fede sia cieca. Dicono che la fede sia la droga dei popoli. Dicono che la fede sia la grande fuga dalla realtà. Sbagliano. La fede ci vede benissimo. La fede porta il dolore del mondo e lo sopporta guardandolo in faccia, senza nessun anestetico. Mentre tutto passa, mentre tutto si rintana in se stesso, rimane ferma la fede. Gesù e il cieco nato: quest'incontro così carico di tenebra e di luce, di creazione nuova, di parole immense, continua a ripartorirmi, a rimodellarmi, a rigenerarmi in Lui. Provo a viverlo in modo vivo, facendomi anche io cieco nato. C'è una frase che annoto nel diario, da rileggere per i giorni a venire: «Chi ha peccato, lui o i suoi genitori? Nessuno ha peccato. È per la Gloria di Dio». Quante volte questa stessa domanda è un tarlo fisso anche nella nostra mente. Che male ho fatto per meritarmi tutto ciò? Perché mi è capitata questa maledizione della malattia, della separazione, del fallimento, del licenziamento, della povertà, della solitudine, della morte? Come se ogni nostra ferita fosse inferta da un castigo divino, da una punizione inesorabile, come se ce lo meritassimo, come se le leggi del mondo fossero spietate e implacabili, una rabbia cieca che anche Dio perpetra nelle nostre vite. «Nessuno ha peccato», risponde, schiacciando quel tarlo antico, fermando l'eterna ruota di generazione in generazione, restituendoci alla benedizione. «È per la Gloria di Dio. Ad Maiorem Dei Gloria» sono le nostre ferite. Perché questi fragili vasi che siamo, queste anfore scheggiate che sono le nostre vite, diventino luogo di comunione con Lui e con i fratelli; le nostre corsie di ospedale e di terapie pesanti diventino occasione di umanità, di comunione di Dio in noi. Perché tutte le ferite diventino feritoie di comunione, di fraternità, di benedizione. Le sue mani continuano ancora a rimodellare i miei occhi ciechi. Gli occhi della fede sono occhi profondi. Sono occhi belli, sempre aperti al mondo. Sono occhi curiosi, che meditano. Sono occhi gentili, che non giudicano. Sono occhi lucciconi, che conoscono le lacrime. Sono occhi ridenti, che sanno trasmettere il gusto della compagnia. Sono occhi intelligenti e sinceri, per nulla ossessivi. Sono occhi che non soffrono di nessuna alterazione; né di miopia: vedono così lontano; né di astigmatismo: vedono la realtà per quello che è, senza deformarla; né di daltonismo: colgono tutte le sfumature; né di presbiopia: colgono tutti i particolari. Sono occhi presenti, guardano. È la fede che mi fa vedere la vita bella, che mi allena lo sguardo all'alfabeto della bellezza, anche quando non c'è niente da ridere, niente per cui essere felici, anche quando è guerra tutt'attorno. È la fede che mi fa vedere che proprio questo mio limite, che questa mia cecità, diventano luogo di comunione. È la fede che mi fa vedere il nuovo passo, il rialzarmi, il nuovo giorno all'orizzonte. Oggi, oggi vedo. Non si volta indietro la fede, non ha a che fare con la nostalgia; guarda avanti, cammina assieme alla speranza. È la fede che mi fa vedere quello per cui vale la pena, e quello che invece costa e basta, è lei che mi fa distinguere il «valore» dal «prezzo». È la fede che mi fa vedere oltre la siepe, oltre il limite, oltre: con la fede contemplo l'uni-verso, il convergere del tutto verso di Lui, senza di lei sono strabico di multiversi, sfracellato. È la fede che mi fa vedere le persone oltre l'umano limite, oltre le apparenze, dando loro sempre una seconda, una terza, una quarta, un'infinita possibilità. È la fede che mi spinge ancora a cercare, a ricercare, a leggere e a rileggere, a disseppellire, a vedere quello che ancora non comprendiamo, quello che ancora rimane nell'oscura cecità, a vedere ciò che ancora è invisibile. Il Signore guarda al cuore, suggerisce la prima lettura in Samuele, con l'elezione di Davide re Messia. L'ha parafrasata un poeta, donandoci una favola poetica dedicata a noi adulti, il Piccolo Principe: «Non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi». Piccoli esercizi di allenamento allo sguardo, piccoli esercizi di connessione tra cuore, orecchio e occhio, per contemplare l'universo, il movimento verso l'Uno. |