| Omelia (21-03-2026) |
| Missionari della Via |
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Il cammino di Gesù, così come narrato nel quarto Vangelo, si rivela fin dall'inizio segnato da ostacoli e incomprensioni. Non mancano le diffidenze, persino tra i suoi familiari, che non credono in lui (cf. Gv 7,5), e tra la folla, che discute e mormora con sospetto (cf. Gv 7,12.15.27). La sua missione è continuamente minacciata: più volte si progettano arresti (cf. Gv 7,30.32), e non mancano complotti volti a sopprimere la sua vita stessa (cf. Gv 7,1.19.25). È un percorso intriso di tensione e dolore, dove la luce della sua parola si scontra con l'ombra della paura e dell'ostilità. All'inizio Gesù appare cauto, come abbiamo letto nel Vangelo di ieri: sceglie di non presentarsi subito alla celebrazione di Gerusalemme. Solo in un secondo momento vi si dirige, evitando di attirare l'attenzione e muovendosi con discrezione (cf. Gv 7,8-10). Questa riservatezza, però, non limita la sua voce: al contrario, man mano che gli avvenimenti si svolgono, il suo parlare diventa sempre più franco. Gesù mostra la sua libertà, quella che si manifesta anche davanti ai dissensi, alle critiche, alle derisioni. Non è facile gestire l'ostilità, quella sensazione di ingiustizia che spesso genera un desiderio di fuga, di abbandonare tutto. Gesù invece sa stare nella contraddizione con libertà di cuore. Anche noi dobbiamo chiedere la grazia di essere liberi davvero: «Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero» (Gv 8,36). Abbiamo bisogno di sapere verso dove stiamo andando, solo così possiamo sopportare calunnia, dissenso, incomprensione. Con dolore ma in cammino! Anche nelle nostre relazioni familiari, le incomprensioni si vincono con la libertà che viene dall'accogliere in noi un amore liberante, quello di Dio. Eppure, potremmo dire che «In principio era il Verbo, e alla fine le chiacchiere» (Stanisław Jerzy Lec, Pensieri spettinati); la banalità delle "chiacchiere", che spesso dominano i discorsi umani, diventa spesso fondamentale nel nostro discernimento. È una critica pungente alla decadenza del linguaggio e alla superficialità della comunicazione. In noi spesso si fa forte il rischio di fuggire davanti alla nostra libertà, perché schierarci, vedere il bene può provocarci dei problemi, e più facile conformarci al pensiero comune, unirci al dissenso e alle chiacchiere. Anche davanti a leggi che tradiscono il bene, a decisioni che sono evidentemente sbagliate, rischiamo di trincerarci nel dissenso, nelle chiacchiere, per non perdere i nostri privilegi. Spesso sono le persone più improbabili che invece colgono meglio la realtà, come i soldati, che si lasciano mettere in dubbio dalle parole di Gesù. Chiediamoci: io desidero questa libertà, che mi possa sostenere anche davanti al dissenso, all'incomprensione, alla banalità del male che mi può cadere addosso, o parto dalle chiacchiere e mi faccio assorbire dall'inconsistenza dei discorsi? «Nel sacrario della coscienza, nucleo più segreto dell'uomo, Dio fa sentire la sua voce e fa conoscere quella legge che raggiunge la perfezione nell'amore di Dio e del prossimo secondo l'insegnamento di Gesù (cfr Gaudium et spes, 16). Aderendo a questa legge nella luce e nella forza dello Spirito Santo, l'uomo realizza pienamente la sua libertà» (san Giovanni Paolo II). |