| Omelia (19-03-2026) |
| Missionari della Via |
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Tutta la personalità di Giuseppe è racchiusa in un dettaglio semplice e decisivo: egli non fugge, non si lascia paralizzare ma rimane fedele e presente. È l'uomo che prega e affronta, che prega e si assume la responsabilità, che prega e si ingegna con ciò che ha. Così diventa il segno vivo di un cristianesimo che non si fonda su teorie astratte ma sulla fiducia che Dio trasforma le fratture della vita in storia di salvezza. Egli, insieme a Maria, si trovò con la storia sconvolta da un sì alla vita, a una vita particolare, per un figlio particolare. È Dio viene in soccorso ai nostri sì; Dio soccorre sempre la sincerità del cuore ogni qual volta offriamo qualcosa, ogni volta che diciamo un sì al bene, Dio ci manda una consolazione misteriosa e talvolta anche fragile. La festa di San Giuseppe ci ricorda che la vittoria del Vangelo passa attraverso questa fedeltà quotidiana: un cuore che si lascia guidare, un uomo che sa custodire e consegnare. «Con cuore di padre: così Giuseppe ha amato Gesù, chiamato in tutti e quattro i Vangeli «il figlio di Giuseppe». [...] Giuseppe ci insegna che avere fede in Dio comprende pure il credere che Egli può operare anche attraverso le nostre paure, le nostre fragilità, la nostra debolezza. E ci insegna che, in mezzo alle tempeste della vita, non dobbiamo temere di lasciare a Dio il timone della nostra barca. [...] A volte noi vorremmo controllare tutto, ma Lui ha sempre uno sguardo più grande. Tante volte, nella nostra vita, accadono avvenimenti di cui non comprendiamo il significato. La nostra prima reazione è spesso di delusione e ribellione. Giuseppe lascia da parte i suoi ragionamenti per fare spazio a ciò che accade e, per quanto possa apparire ai suoi occhi misterioso, egli lo accoglie, se ne assume la responsabilità e si riconcilia con la propria storia. Se non ci riconciliamo con la nostra storia, non riusciremo nemmeno a fare un passo successivo, perché rimarremo sempre in ostaggio delle nostre aspettative e delle conseguenti delusioni. La vita spirituale che Giuseppe ci mostra non è una via che spiega, ma una via che accoglie. [...] L'accoglienza è un modo attraverso cui si manifesta nella nostra vita il dono della fortezza che ci viene dallo Spirito Santo. Solo il Signore può darci la forza di accogliere la vita così com'è, di fare spazio anche a quella parte contradditoria, inaspettata, deludente dell'esistenza. La venuta di Gesù in mezzo a noi è un dono del Padre, affinché ciascuno si riconcili con la carne della propria storia anche quando non la comprende fino in fondo. Come Dio ha detto al nostro Santo: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere» (Mt 1,20), sembra ripetere anche a noi: "Non abbiate paura!"» (papa Francesco, Patris Corde, 4). Dolce San Giuseppe, custode fedele del Viandante, Figlio di Dio, proteggi noi missionari, consacrati e laici, e tutti coloro che recitano questa preghiera oggi. Insegnaci a tenere lo sguardo fisso su Gesù, come tu lo hai saputo custodire, accogliere tra le tue mani, e con amore consegnarcelo come salvatore. Amen "Ave Giuseppe, uomo giusto, custode di Gesù, Tu sei benedetto fra gli uomini e benedetto il Figlio di Dio che a te fu affidato Gesù. San Giuseppe sposo di Maria, prega per noi peccatori e proteggici adesso e nell'ora della nostra morte Amen" (MdV). |