| Omelia (18-03-2026) |
| Missionari della Via |
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Oggi il Vangelo ci racconta la dipendenza fra Gesù e il Padre, questa unità fondamentale che Gesù annunciava chiaramente al punto che: «i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio». La parola "dipendenza" ci fa paura, sembra assorbire le nostre differenze, in realtà ci sono dipendenze buone. La parola indica un legame sostanziale che anche noi dobbiamo coltivare. Il dramma della nostra vita è che spesso dipendiamo da cose sbagliate, coltiviamo dipendenze fragili, cadiamo in prigionie interiori che ci impoveriscono e ci distolgono dalla libertà autentica. La sfida è riconoscere questi legami ingannevoli e orientare la nostra vita verso ciò che libera, verso ciò che dona senso e pienezza. Ma noi vogliamo avere un legame con l'amore, pendere verso l'amore? Riusciamo, come Gesù, a descrivere il nostro legame con Dio, l'amore, come quello fra il Figlio e il Padre? Siamo di coloro che non possono fare nulla senza Dio? Siamo di coloro che prendono onore da Dio, manifestiamo di avere vita in Dio, siamo risorti con Cristo, siamo di coloro che mettono al primo posto la volontà di Dio? «Ricordo che un giorno ero seduto a tavola accanto a una giovane donna ebrea, la quale mi diceva di non poter credere alla divinità di Cristo; e d'un tratto, con un accento diverso e profondo, e come una confidenza che non riusciva a trattenere, mi disse: "Ma io lo amo". Nelle rarissime occasioni in cui posso incontrare un vero israelita, un musulmano mistico, penso a tutte le dimore che vi sono nella casa del Padre. E ciò che sento riguardo a un figlio di Israele o a un figlio del Profeta lo sento ancor più, ovviamente, riguardo ai cristiani delle diverse confessioni, ma che vivono del Cristo, riguardo ai quei miei fratelli separati che hanno una fede viva o riguardo a certe anime che non appartengono a nessuna confessione particolare, ma vivono come ha vissuto Simone Weil, ai confini della Chiesa, e la luce che le attraversa, che esse rifrangono, forse perché non si esprime in formule tradizionali, mi illumina ancor di più. Qui la grazia appare allo stato grezzo, al di fuori di tutti i mezzi che ne sono per noi i normali veicoli. È un po' come quando scopriamo che dei forestieri conoscono e amano come noi un certo luogo segreto della foresta che era la meta delle nostre passeggiate solitarie. Ci stupiamo che vi siano giunti per altri sentieri di cui non avevamo alcuna idea» (François Mauriac). |