Omelia (17-03-2026)
Missionari della Via


Ecco un uomo, condannato a trentotto anni di silenzio, inchiodato al suo giaciglio, custodendo la speranza come brace nascosta, senza mani che lo sollevassero per accendere questo desiderio di vita. Non era solo il miracolo di un'acqua che potesse guarirlo ma di un volto, di una presenza, di un cuore che dicesse: "Ti porto io". Quest'uomo era destinato all'oblio, come tanti. Oggi le nostre città sono piene di sguardi discreti, di persone anonime, di dolori solitari, di ultimi banchi, di vicoletti nascosti, di gente sepolta nel proprio solitario dolore. Come l'uomo malato sperava in un'acqua agitata, in una rivoluzione che risolvesse il suo male, tanti oggi attendono. E Gesù arriva, passa: non fu l'acqua agitata a guarire ma la sorgente stessa dell'amore. E quell'uomo ebbe ristoro, fu restituito alla vita. Anche noi possiamo essere dei restitutori, gente che restituisce dignità all'altro, comprensione, accoglienza. A casa sei accogliente, comprensivo, hai occhi per vedere e poggi le persone sul tuo petto perché possano sentire che hai un cuore pieno d'amore? Per trovare la purezza e l'innocenza di uno sguardo così, di una vita così, ovvero la vita di Dio, abbiamo bisogno di convertire il nostro cuore, di pregare il Signore che ci doni i suoi sentimenti, la sua grazia, essere canali della sorgente eterna. E per essere "restitutori" dobbiamo smetterla di peccare. Solo così potremo avere un cuore buono, che sa battere vita. I farisei, invece di rallegrarsi della grazia ricevuta da un uomo malato, si meravigliarono perché era sabato, e secondo loro non si poteva guarire in quel giorno. Un cuore sclerotizzato, indurito, non sa vedere, gioire e soprattutto appartiene a chi non sa vivere. Solo chi ama sa vivere, non è morto. La domanda è: io so vivere bene? Chiedo a Dio di assimilare il suo cuore al suo?

«Io sono il mio cuore, perché esso è ciò che mi distingue, mi configura nella mia identità spirituale e mi mette in comunione con le altre persone. L'algoritmo all'opera nel mondo digitale dimostra che i nostri pensieri e le decisioni della nostra volontà sono molto più "standard" di quanto potremmo pensare. Sono facilmente prevedibili e manipolabili. Non così il cuore» (Papa Francesco).