Omelia (16-03-2026)
Missionari della Via


Gesù sa che un profeta non è accolto nella sua patria: lì la sua parola sembra destinata a restare senza frutto. Per questo si muove altrove, verso la Galilea, dove invece trova accoglienza. In particolare, il Vangelo ci racconta di un funzionario del re, angosciato per la malattia del figlio, che si rivolge a Gesù. Egli non gli offre prove immediate ma pronuncia una parola di vita. Il padre sceglie di fidarsi, si mette in cammino e, lungo la strada, riceve la notizia: il figlio è guarito proprio nell'ora in cui Gesù aveva parlato. Così la fiducia diventa esperienza, e l'esperienza conferma la fede. Credere è proprio questo: mettersi in cammino anche quando le cose ci sono poco chiare, anche quando la disperazione ci mette agitazione, ansia, confusione. Gesù ci invita a camminare, a fidarci dei piccoli passi possibili. Gesù è chiaro: «se non vedete segni e prodigi, noi non credete»; noi infatti pensiamo che la fede sia una ricerca continua di conferme per andare avanti, per accrescere la nostra convinzione. Oggi il Vangelo, invece, ci dice che Gesù invita a camminare, a fidarsi della sua parola, cioè ricercare, accogliere una luce imprevista, scendere e non salire, per scoprire che Dio agisce nella realtà, che il cuore di Dio prova misericordia e ci viene incontro.

«Il Signore Gesù non ci guarisce con gesti portentosi e parole incantatorie, ma lo fa semplicemente con la sua sensibilità che testimonia un segreto conosciuto solo da lui: il Regno di Dio che viene è la misericordia» (J. Gillet).